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Installazioni militari - Dopo la Navy americana, la Sardegna alza il tiro anche contro le forze armate nazionali

Sardegna CAGLIARI - «Il primo problema da affrontare e risolvere riguarda i poligoni di Capo Frasca e Capo Teulada, che devono cessare di operare in tempi certi e definiti». È quanto ribadito dalla Regione Sardegna nel corso della prima riunione del gruppo di lavoro sulle servitù militari che si è svolta oggi a Roma. La delegazione regionale ha chiesto «che nei poligoni sardi cessino fin da subito le esercitazioni relative a tiri dal mare» sottolineando che «finora non è stato rispettato l'impegno a fornire adeguate e complete informazioni sulla qualità e la non nocività di tutti i materiali utilizzati per le attività addestrative».
La Regione ha anche sollecitato la realizzazione da parte dello Stato, anche in questo caso in tempi certi e definiti e con la presenza di rappresentati della Amministrazione regionale, «l'integrale bonifica dei siti attualmente sottoposti a vincolo, in vista di una loro restituzione alle comunità locali ed alla comunità regionale».
La Difesa - si legge in un comunicato diffuso dalla delegazione sarda al termine della riunione - ha preso atto della forte posizione della Regione sarda e ha ribadito che la necessità di addestramento delle Forze Armate vede nei due poligoni due elementi attualmente essenziali. Tuttavia, tenuto conto della volontà della Difesa di risolvere gli annosi problemi esistenti, il rappresentante del Gabinetto si è riservato di riesaminare le problematiche nell'ottica di tale posizione per l'individuazione di un adeguato percorso di modifica degli assetti addestrativi, fermo restando che nel frattempo le attività devono proseguire perché non è consentita alcuna discontinuità nell'addestramento del proprio personale, fattore di operatività e sicurezza.
Nel corso del vertice la Regione ha richiesto la dismissione «totale ed immediata» di tutti i beni non più necessari alle esigenze della Difesa. A questo riguardo - si legge nel documento - va prioritariamente definito il trasferimento dei beni presenti a Cagliari (fra i quali, a titolo di esempio, il deposito carburanti di Monte Urpinu e le aree di Sant'Elia e di Cala Mosca) e a La Maddalena, il cui territorio deve essere integralmente restituito alla comunità.
È stata anche sottolineata «l'esigenza di non sottoporre ad ulteriori vincoli l'area dell'isola di Santo Stefano in località "Guardia del Moro", per la quale è stata presentata la richiesta di rinnovo della servitù per altri cinque anni». La Regione sarda giudica inoltre «pretestuose» le giustificazioni che «tendono ad impedire l'immediato passaggio al patrimonio regionale dell'Arsenale di La Maddalena, che - come è stato riconosciuto dallo stesso ministero della Difesa - non è da tempo funzionale a servizi operativi ed addestrativi». Ritiene pertanto che «esso venga trattenuto illegittimamente dall'Agenzia Industrie Difesa. Conseguentemente, questa situazione provoca un rilevante danno erariale di cui la Regione sarda chiederà conto ai responsabili nelle sedi opportune, impegnandosi in caso di ulteriore rifiuto, a ricorrere alla Corte Costituzionale affinché venga riconosciuto il suo diritto sancito dall'art. 14 dello Statuto Speciale». Su questi altri argomenti la Difesa non ha intravisto particolari pregiudiziali - è scritto nel documento - proprio perché non vi sono implicazioni di natura prioritaria operativa e addestrativa e verranno pertanto esaminate le argomentazioni portate per una loro risoluzione.

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