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50 anni fa la tragedia della miniera di Marcinelle - Il messaggio del presidente della Camera, Fausto Bertinotti

Fausto Bertinotti ROMA - «L'8 agosto di cinquanta anni fa, 262 lavoratori perdevano la vita nella tragedia di Marcinelle; oggi, solo in Italia, ogni giorno sui luoghi di lavoro muoiono quattro persone. Cinquanta anni sono passati da quell'orribile evento, eppure ben poco sembra essere cambiato per lavoratrici e lavoratori: tragedie ieri, morti bianche oggi». Lo ha dichiarato il presidente della Camera Fausto Bertinotti, nel cinquantesimo anniversario della tragedia.

«Siamo stati a Marcinelle - ha ricordato Bertinotti - abbiamo pianto quelle 262 vittime, ma abbiamo altresì espresso l'auspicio che nell'Europa, che ci vede affratellati, il lavoro possa essere rispettato come il fondamento della civiltà non solo quando i lavoratori vengono ricordati come morti, ma anche quando sono vivi nella loro vita quotidiana. La cronaca di ogni giorno, drammatica, seppur incomparabile con quella di Marcinelle, ci dà la misura di quanto la politica, le Istituzioni, lo stesso mondo del lavoro, fino ai mezzi di informazione, debbano ancora operare per debellare la piaga intollerabile delle morti sul lavoro».

«È bene - ha aggiunto il presidente della Camera - ricordare gli appelli del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, a combattere gli omicidi bianchi, punta dell'iceberg del mancato rispetto delle Istituzioni per il lavoro».
«Quella di Marcinelle - ha proseguito la terza carica dello Stato - è una tragedia su cui riflettere oggi e domani, una tragedia che chiama in causa il tema del rispetto dei diritti delle persone in una Europa che sta diventando sempre più terra di immigrazione».

«La data dell'8 agosto - ha concluso Bertinotti - oltre a ricordare le tante, troppe dolorose storie del lavoro italiano nel mondo, richiama con forza l'Istituzione parlamentare a mettere in atto ogni misura in grado di garantire pienamente la sicurezza sul lavoro e a preservare il valore del lavoro come principio fondante della Repubblica e punto di riferimento qualificante e inderogabile delle politiche del Paese».

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