Giovedì 24 Gennaio 2019 | 12:14

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Sanzioni congrue? La risposta è no

palloneLe motivazioni chiariranno aspetti ancora oscuri (perché squalificare il campo di Juventus, Milan, Fiorentina e Lazio, penalizzando i tifosi, anziché inasprire le ammende alle società? Qual è il ragionamento che ha portato la Corte Federale alla cancellazione dell'inibizione a Carraro introducendo la sanzione pecuniaria?). In generale, le sentenze, giuste per definizione, sono equilibrate. Rispettano cioè il principio di gradualità che sembrava essere stato violato in primo grado. La questione è, però, un'altra. Sono congrue le pene comminate? Danno il senso dello scandalo che ha colpito il calcio italiano?
La risposta è no. La misura dell'inadeguatezza è evidente. Basterebbe sottolineare la differenza tra le richieste del procuratore federale e l'esito del processo. Senza considerare che la Camera di Conciliazione e Arbitrato del Coni e, successivamente, gli organi di giustizia amministrativa (Tar e Consiglio di Stato) potrebbero portare addirittura a un ulteriore ridimensionamento delle responsabilità (se decideranno che è tutto da rifare). Insomma, la presunta stangata rischia di tramutarsi di fatto, se non in un'amnistia, in un indulto: gli illeciti resterebbero, ma con una forte riduzione delle sanzioni.
Sia detto per inciso: i giudici hanno fatto riferimento agli articoli della giustizia sportiva per quantificare le decisioni, che vanno sempre rispettate. Ciò non toglie che si possa essere in disaccordo, soprattutto per il fatto che (rispetto al pronunciamento della Corte Federale) a incidere sia stata quasi esclusivamente la violazione dell'articolo 1 (principi di lealtà, probità e correttezza). A quanto sembra dalle anticipazioni relative al dispositivo, l'articolo 6 (illecito sportivo) è stato applicato soltanto alle azioni che hanno riguardato la Juventus.
Proprio i bianconeri sono stati considerati il riferimento dal quale si è partiti per modulare l'impianto sanzionatorio. Partendo dalla serie B e dai 17 punti di penalizzazione inflitti alla Juve (la revoca e la non assegnazione degli scudetti si possono considerare provvedimenti fuori degli schemi), è stato inevitabile (visto il pieno e reiterato coinvolgimento di Moggi e Giraudo) distanziare notevolmente le altre società. Ne consegue che soltanto un'iscrizione alla serie C dei torinesi avrebbe consentito di mandare in serie B Lazio e Fiorentina e di tenere il Milan fuori dall'Europa, come peraltro richiesto dall'accusa.
Invece, i tifosi rossoneri possono esultare: il Milan disputerà i preliminari di Champions League e dovrà recuperare 8 punti nella prossima stagione di serie A, rimonta possibile per chi ha una rosa da scudetto. Il Palermo, che si ritrova in Uefa, ha un diavolo per capello (è proprio il caso di affermarlo). In quanto a Lazio e Fiorentina, checché i rispettivi presidenti vadano sostenendo, la permanenza nella massima serie è già un ottimo risultato. A meno che non si voglia davvero sostenere che gli unici ad agire in barba alle regole e alla deontologia siano stati gli juventini. Per esistere, un sistema ha bisogno di sponde, a tutti i livelli, di compartecipazione e di accondiscendenza.
La Juventus, che esce molto ammaccata dalla vicenda, ripartirà dalla seconda serie con un ritardo che può essere recuperato (azzerare 30 punti sarebbe stata impresa ai confini del paranormale). Insomma, è prevedibile che, complici i playoff, il purgatorio nel girone dei cadetti si limiti a un anno. Poi, presumibilmente tutto tornerà come l'intero movimento auspica. Perché la Juve in serie B è una bestemmia per il calcio italiano. Si ravvedano e abbiano la compiacenza di tenersi alla larga quei signori che hanno sporcato, o hanno concorso a imbrattare, l'immagine del club più blasonato e rappresentativo.
L'Italia, emersa come un fiore dalla melma grazie al trionfo dei campioni del mondo in Germania, non ha bisogno di falsi burattinai. Ma ha urgenza di eliminare anche i furbi burattini nascostisi sotto le macerie e i salvatori della patria calcistica pronti a riemergere per riscrivere le regole di un gioco che hanno contribuito ad infettare.
G. Flavio Campanella

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