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Il presidente della Regione, Vendola, all'Assindustria pugliese: per lo sviluppo puntiamo su innovazione, infrastrutture ed education

Nichi Vendola BARI - «Il settennio dei finanziamenti comunitari 2007-13 è l'ultimo treno buono. Non possiamo sbagliare e per farlo dobbiamo tener presenti tre parole chiave: innovazione, infrastrutturazione ed education. Il sapere di Confindustria e dei sindacati è prezioso per le nostre scelte»: questo il messaggio lanciato dal presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, intervenendo oggi a Bari nell'Assemblea annuale degli industriali baresi.
«Al primo posto - ha detto Vendola - dovremmo inserire la ricostruzione della classe dirigente. C'è una consapevolezza crescente della necessità di rompere le negoziazioni lobbistiche basate sul trionfo del micro territorio, come avveniva nella vecchia stagione dei Programmi operativi regionali (Por) che ha impedito di vedere la politica come un terreno di selezione e non di assemblaggio degli obiettivi. Non possiamo più consentirci il lusso di sbagliare e se lo facessimo un'altra volta, il nostro errore sarebbe pagato per un cinquantennio dalle generazioni che verranno. Dobbiamo fare un bilancio di quello che è accaduto sino ad ora e chiederci perché una mole così straordinaria di risorse, 8 miliardi di euro nel periodo 2000-2006, non abbiano costituito un argine ai processi di depressione economica. Sbagliare vorrebbe dire lasciare libero di agire il localismo e l'interesse immediato. Tutti, invece, devono essere chiamati e sentire l'obbligo di ragionare - ha proseguito il presidente della Regione - con un ottica di area vasta. Non si può immaginare lo sviluppo della propria regione disancorandolo da quello del Sud Italia. Ragionare sulle infrastrutture significa riproporre in termini nuovi la questione meridionale. Da questo punto di vista le tre questioni fondamentali sono innovazione, infrastrutturazione ed education, ossia redistribuire il profilo del diritto allo studio che è stato vergognosamente massacrato con fenomeni di iperbucrocratizzazione clientelare. Occorre rimettere al centro diritti, bisogni, energie e risorse di una generazione».

Vendola ha parlato anche della programmazione delle opere dell'Acquedotto e delle questioni che hanno diviso di recente Aqp, Comuni e il raggruppamento territoriale Ato: «Non c'è - ha detto - una disputa tra Comuni ed Aqp. C'è semplicemente la voce della Comunità europea che non consente lo sminuzzamento nella microprogettualità dei Comuni della spesa finanziata per le grandi opere, necessarie per eliminare la crisi idrica-strutturale della Puglia».

Il presidente della giunta regionale ha citato ancora gli interventi compiuti dalla regione in tema di edilizia residenziale pubblica, consorzi Asi e distretti industriali. «Intanto - ha detto - vorrei che fosse apprezzato lo sforzo della Regione di mettere le mani negli Iacp per recidere i legami di malavita o per affrontare di petto la questione sociale. In Puglia e nel resto del Sud non si può più vivere dentro questa contraddizione: il monumento al vincolo con una produzione normativa di vincoli elefantiaca e dall'altra parte l'illegalità più o meno camuffata. Vorrei dare una sterzata radicale: una guidata regolamentazione per ridurre le regole al minimo e per far sì che queste siano prescrittive e granitiche».

Sui consorzi Asi e i distretti industriali «si tratta di capire - ha sottolineato - come gestire un buco di 180 milioni di euro». «Bisogna discutere seriamente - ha proseguito al riguardo - e nessuno dei nostri percorsi normativi si è formato per blitz o diktat. Non avendo la fretta di chiudere questo percorso credo valga la pena di discutere ancora. Non pensiamo a una concertazione come a un patto di potere ma come a una forma di allargamento delle decisioni politiche».

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