Domenica 16 Dicembre 2018 | 06:39

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L'autonomia dello sport va difesa

palloneIl ricorso alla magistratura ordinaria è un diritto sancito dall'ordinamento dello Stato italiano. Cosicché i club italiani di calcio avranno il diritto di presentare ricorso al Tar e poi eventualmente al Consiglio di Stato per ottenere quella giustizia che potrebbero ritenere non essere stata riconosciuta dalla magistratura sportiva. Detto questo, la domanda è: si vuole oppure non si vuole rendere davvero autonomo l'ordinamento dello sport? Ha ancora senso la clausola compromissoria, sottoscritta dagli affiliati alla Federcalcio proprio per porre una linea di demarcazione e risolvere le controversie all'interno del sistema?
Se la risposta è che non ha più senso, tanto vale stabilire che le sentenze debbano essere emesse direttamente al di fuori del mondo sportivo. Ma l'esigenza di un ordinamento autonomo con l'istituzione di organi giudiziari nasce proprio dalla specificità dello sport (che non si può richiamare solo per ottenere decreti spalma-debiti, col pretesto della rilevanza sociale, o per tutelare i vivai nazionali). Aspettare i tempi della giustizia ordinaria significherebbe bloccare l'attività. Attendere la fine dei procedimenti giudiziari (che potrebbero prevedere più gradi di giudizio) sarebbe impensabile.
Insomma, il giudizio sportivo "deve" essere sommario, anche perché sanziona l'inosservanza di principi prima ancora che la violazione di norme. Il giudizio è morale prima che fondato sul diritto. Non a caso, l'articolo 1 del codice di giustizia sportiva richiede lealtà, correttezza e probità; non a caso, l'articolo 6 punisce anche la responsabilità presunta. È sufficiente dimostrare che ci sia stato il tentativo di alterare una competizione. C'è una presunzione di colpevolezza che farà storcere il naso ai puristi, ma che è il cardine della giustizia sportiva.
Con questa premessa, il passo indietro è inevitabile. Il ritorno alle società senza fini di lucro, alla vendita collettiva dei diritti televisivi e alla mutualità (quella vera, non quella che prevede denaro in cambio di voti per le elezioni dei vertici degli organismi) serve proprio a riportare lo sport nella giusta dimensione. Una dimensione che per molti manager era invece quella in cui l'aumento del fatturato contava molto di più dei punti in classifica. Bisognava stare sullo stesso piano di Real Madrid, Barcellona, Manchester United, Bayern Monaco. Così, si sono creati i presupposti per fare andare in bancarotta il calcio italiano.
A precedere l'inevitabile ridimensionamento ci hanno pensato come sempre le Procure, complice il delirio di onnipotenza di alcuni manager senza scrupoli. Hanno scoperchiato il marcio (e dato il via alla bonifica e al risanamento), mentre in Federcalcio e in Lega facevano finta che nulla accadesse. Nel palazzo di giustizia di Napoli hanno prodotto gli atti, zeppi di intercettazioni e interrogatori, che hanno messo con le spalle al muro i furbetti del calcio che avevano creato una rete finalizzata ad alterare i risultati sportivi a proprio vantaggio e a danno di altri (ad esempio del Bologna, che ha pagato economicamente la retrocessione in B nell'anno di grazia 2004-2005).
Passato il primo grado, si attende il verdetto della Corte Federale, sul quale le difese fanno grande affidamento. In caso di riduzione delle sanzioni, non ci sarebbe da scandalizzarsi (ma per un fatto meramente processuale: non è contemplato nel codice sportivo il reato di associazione a delinquere, in questo caso finalizzato alla frode sportiva. Far accogliere in pieno l'impianto accusatorio dell'illecito strutturato non sarà facile). Ma che le pene debbano essere commisurate agli illeciti è assolutamente auspicabile. Nessuno sconto. Nessuna amnistia. Le società paghino e ripartano dalle categorie inferiori secondo le responsabilità accertate. Anche a costo di dover continuare a patire la fuga dei calciatori di primo piano.
Come il Mondiale ha dimostrato, i campioni sappiamo costruirceli in casa. Il ricambio parte dalla valorizzazione del settore giovanile.
G. Flavio Campanella

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