Mercoledì 12 Dicembre 2018 | 20:01

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La guerra in Libano - L'esercito israeliano pronto all'invasione via terra

Al decimo giorno di conflitto tra Israele e le milizie Hezbollah, gli Stati Uniti si sono decisi a mobilitare la loro diplomazia proprio mentre le autorità dello Stato ebraico sembrano intenzionate ad una ulteriore escalation militare con un'offensiva terrestre nel sud del Libano.
Domenica il segretario di Stato Condoleezza Rice partirà per una missione in Medio Oriente e il 26 luglio prossimo parteciperà a una conferenza internazionale a Roma con esponenti libanesi e di altri paesi arabi.

Nella zona di confine gli scontri sono proseguiti intensi, così come sono continuati i bombardamenti israeliani su varie località del Libano. Con i loro razzi, gli Hezbollah hanno colpito ancora la Galilea e la città di Haifa dove una ventina di abitanti sono rimasti leggermente feriti. Secondo le autorità libanesi, circa 350 persone, in massima parte civili, sono rimaste uccise e un migliaio ferite dall' inizio degli scontri. Le vittime israeliane sono state 34, di cui 19 militari. Dall'inizio degli scontri, gli israeliani sostengono di avere ucciso 100 miliziani.

Gli stranieri continuano ad abbandonare il Paese e la situazione umanitaria è sempre più grave. La Farnesina ha annunciato oggi che tutti gli italiani che volevano lasciare il Libano sono stati fatti partire.

ISRAELE PREPARA INTERVENTO DI TERRA - Dopo giorni di bombardamenti, le autorità israeliane avrebbero ora deciso di sconfinare nel sud del Libano nella speranza di sgominare definitivamente le basi degli Hezbollah. Sulla regione sono stati lanciati migliaia di volantini in arabo in cui la popolazione viene invitata a evacuare una fascia di circa 30 chilometri dalla linea di confine.
Migliaia di riservisti dell'esercito sono stati richiamati in servizio mentre reparti di artiglieria e di fanteria, secondo il sito Ynet, stanno dirigendosi verso la Galilea. Il ministro della difesa Amir Peretz ha detto che non è intenzione di Israele occupare parti di territorio libanese. «Comunque faremo quello che serve», ha detto.

Anche oggi dal sud del Libano decine di razzi sono piovuti sul nord di Israele. Diversi sono caduti su Haifa, la città principale della regione, e 20 civili sono rimasti leggermente feriti. Secondo il quotidiano "Haaretz", circa il 50 per cento degli abitanti dell'Alta Galilea hanno lasciato le loro case.
Stando a un sondaggio del quotidiano del quotidiano "Yediot Ahronot", il 90 per cento degli israeliani ritengono adeguata la risposta agli Hezbollah libanesi decisa dal governo e criticata invece da molte cancellerie occidentali.

IL LIBANO REAGIRÀ IN CASO DI INVASIONE - Il ministro della difesa libanese Elias Murr ha detto che se Israele invadesse il Libano l'esercito, finora rimasto nelle caserme, si vedrebbe costretto a partecipare ai combattimenti, ma senza alleanze sul campo con gli Hezbollah. Il ministro della Cultura Tarek Mitri ha rivolto un appello all'Unesco per l'arresto dei bombardamenti che minacciano due antiche città romane, Baalbek e Tiro, considerate parte del patrimonio culturale dell'umanità.
Baalbek, situata nella valle della Bekaa, è stata colpita più volte anche oggi e tre persone sono rimaste uccise. La zona infatti è considerata una roccaforte degli Hezbollah. Anche Tiro e le zone circostanti sono state presa più volte di mira in questi giorni.

L'AMERICA SCENDE IN CAMPO - Il segretario di Stato americano Condoleezza Rice domenica partirà per il Medio Oriente con un piano per risolvere la crisi. Lunedì inizierà i colloqui e mercoledì sarà a Roma dove avrà contatti chiave nell'ambito della conferenza internazionale che, come ha detto il ministro degli esteri Massimo d'Alema, servirà a «individuare insieme le vie per arrivare ad un cessate il fuoco, per rilanciare l'azione umanitaria verso la popolazione libanese e ragionare su una stabilizzazione della regione». Stasera si è riunito anche il Consiglio di Sicurezza dell'Onu per continuare l'esame della situazione, anche alla luce del via libera di Israele all'idea del corridoio umanitario. Kofi Annan ieri ha chiesto agli Hezbollah di rilasciare i due soldati israeliani ma dal Partito di Dio è già arrivata una risposta negativa: come ha ribadito ieri sera in Tv Hassan Nasrallah, il suo leader, i due militari torneranno liberi «solo in uno scambio» con prigionieri detenuti in Israele.
Anche la Francia è attiva sul fronte diplomatico. Il ministro degli esteri Philippe Douste-Blazy oggi è stato a Beirut per la seconda volta in pochi giorni e ha messo in guardia contro i rischi di una «catastrofe umanitaria».
Domani partirà per il Medio Oriente anche il ministro degli esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier.

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