Sabato 15 Dicembre 2018 | 11:55

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Roveraro: una vita tra sport, finanza e Opus Dei

MILANO - Sport, finanza e Opus Dei: queste le tre dimensioni, pubbliche e private, della vita di Gianmario Roveraro, trovato morto oggi nel parmense a distanza di due settimane dal sequestro, avvenuto a Milano lo scorso 5 luglio.
Dapprima sportivo di rango, primatista italiano di salto in alto, poi finanziere di spicco, protagonista di importanti operazioni, Roveraro faceva notizia anche per le sue scelte più intime, quelle religiose, che l'hanno portato a legarsi all'Opus Dei, di cui era membro soprannumerario.

Ligure, nato ad Albenga (Savona) poco più di 70 anni fa, il 24 maggio del 1936, Roveraro lascia la moglie Silvana e tre figli, tutti sposati. Si era laureato in Economia e Commercio nel 1960, con una tesi sui fondi comuni, argomento allora pressochè sconosciuto, e aveva intrapreso una carriera importante nel settore borsistico e finanziario. Prima ancora però era stato campione sportivo, con risultati di rilievo: nel 1956 a Bologna aveva stabilito il record italiano di salto in alto, e poco dopo, a settembre, a Lugano, lo migliorava portandolo a 2,01, primo italiano a superare il muro dei 2 metri. Nello stesso anno partecipava alle Olimpiadi di Melbourne, dove però rendeva al di sotto delle proprie possibilità, a causa dei postumi di un infortunio. Nel 1960, prima delle Olimpiadi di Roma, un altro incidente, la frattura di un piede, lo convince al ritiro. Comincia qui la sua vita professionale, che sarà ricca di soddisfazioni. Lavora alla finanziaria La Centrale, poi nello studio degli agenti di cambio Foglia e Albertini, dove è a contatto con Isidoro Albertini, uno dei maggiori operatori di Borsa. Da qui passa alla Italfinanziaria, a Roma. Rientra a Milano, alla Sade, nel 1972, e da lì passa alla Sige, Società italiana per imprese e gestione, la merchant bank del gruppo Imi, che nelle sue mani pian piano decolla assumendo dimensioni e importanza rilevanti.

Roveraro e la Sige si fanno così trovare puntuali all'appuntamento nel 1986, l'anno del boom della Borsa valori, quando i listini continuano a correre e l'investimento in Piazza Affari diventa improvvisamente popolare. La Sige porta in Borsa molte società, di cui gestisce i collocamenti, e fa diretta concorrenza a Mediobanca, allora protagonista incontrastata dei mercati finanziari. Proprio la Sige inoltre si occupa della scalata di Raul Gardini alla Montedison, rastrellando i titoli.

Roveraro assurge subito alla notorietà, anche se poco desiderata. Interviste ne concede poche, tiene alla riservatezza, ma le copertine della stampa economica sono tutte per lui. Quello che sembra l'inizio di una ascesa inarrestabile si interrompe però bruscamente: Roveraro pochi mesi dopo lascia la Sige e fonda la Akros Finanziaria, una boutique nel cui capitale entrano decine di investitori, nomi importanti della finanza e dell'industria, tutti con piccole quote, attratti dalle indubbie capacità del finanziere; Sige si indebolisce, e gradualmente si ridimensiona, Akros non raggiungerà mai lo stesso peso, pur partecipando a importanti operazioni. La maggiore forse, vista a posteriori, è la quotazione in Borsa della Parmalat, avvenuta attraverso l'acquisto di una società già quotata, la Finanziaria Centro Nord di Giuseppe Gennari. L'iter è un po' contorto, ma allora tutti plaudirono all'approdo sul listino di un primario gruppo industriale: solo alcuni mesi fa Calisto Tanzi, deponendo in Tribunale a Milano, ha ammesso che l'operazione servì in pratica a salvare una prima volta il gruppo di Collecchio. Tra gli altri dossier di cui si occupa Akros c'è anche il crac Federconsorzi, per cui Roveraro cerca una via d'uscita, ma il suo progetto non viene accolto.
Negli anni '90 il panorama finanziario milanese cambia, il mercato cresce, arrivano nuove merchant bank, nuovi attori che restringono il ruolo di Akros. Roveraro nel 1997 vende tutto a Bipop e lascia la società, ritagliandosi negli anni successivi un ruolo minore in una piccola società di servizi immobiliari, la Yard, con sede in Piazza Liberty.
Parallela al suo percorso professionale c'è anche la dimensione religiosa. Roveraro entra presto nell'Opus Dei, un'appartenenza che più tardi, quando diventa famoso, contribuisce ad ammantarne la figura di un certo mistero. E' attivo con diverse iniziative in ambito scolastico e formativo, con la Faes, Associazione famiglia e scuola, e la Fondazione Rui. Lui manteneva sempre la sua proverbiale discrezione, e quando qualcuno avanzava illazioni sui rapporti tra finanza e religione rispondeva secco: «L'Opus non si occupa di queste cose. La finanza non è cattolica, nè laica o massonica, è semplicemente finanza».

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