Sabato 15 Dicembre 2018 | 12:33

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Vittorio Emanuele di Savoia - Le fasi della vicenda

POTENZA - Il capo di una associazione a delinquere dedita alla corruzione, al falso, al favoreggiamento della prostituzione, al riciclaggio di denaro. Queste le motivazioni firmate dal giudice per le indagini preliminari di Potenza, Alberto Iannuzzi, che il 16 giugno scorso hanno portato in carcere Vittorio Emanuele di Savoia, 69 anni, residente in Svizzera, a Vesenaz (Ginevra).
L'inchiesta è condotta dal Pubblico Ministero lucano Henry John Woodcock, che chiede e ottiene le misure cautelari per 24 persone, di cui tredici sono ordinanze di custodia in carcere e ai domiciliari.
Due i filoni principali dell'inchiesta in cui è coinvolto il principe. Il primo riguarda le presunte dazioni di denaro ai funzionari dei monopoli per ottenere le autorizzazioni delle slot machine della ditta Migliardi, di Messina. Lo stesso Rocco Migliardi che, secondo i giudici, avrebbe, poi, dovuto procacciare clienti siciliani per il casinò di Campione d'Italia e fornire le nuove macchinette da gioco, grazie all'intervento del Sindaco dell'enclave italiana, Roberto Salmoiraghi.

Il principe viene arrestato a Bellano, sul lago di Como.
Dopo un viaggio di oltre dieci ore e diverse soste, arriva nel carcere di Potenza alle 5 del mattino del 17 giugno.
Nel carcere del rione Betlemme Vittorio Emanuele viene interrogato il 20 giugno. Racconta la sua versione sulle dazioni di denaro di Migliardi («quota di iscrizione all'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro») e descrive i rapporti con le altre persone coinvolte.
Il 23 giugno il Giudice per le indagini preliminari concede gli arresti domiciliari e Vittorio Emanuele può lasciare il carcere di Potenza, per raggiungere un appartamento ai Parioli, a Roma, in via Bacone. Intanto, l'inchiesta si divide in diversi tronconi che finiscono a Como, per i fatti di Campione, a Roma per la corruzione, mentre a Potenza resta la competenza per il reato associativo. Il 5 luglio il Giudice per le indagini preliminari di Potenza nega a Vittorio Emanuele la revoca dei domiciliari ravvisando il pericolo di fuga. I magistrati di Como e di Roma, invece, accolgono l'istanza per i reati di competenza.
Oggi la sentenza del tribunale del Riesame di Potenza che ha fatto riacquistare la libertà al principe, dopo sette giorni passati in carcere e 27 ai domiciliari.

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