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Il conflitto dagli occhi dei bambini. Ponte aereo per evacuare i cittadini stranieri

bambini libanese feritoFIUMICINO (ROMA) - Sono i bambini il volto di questo terzo volo di rimpatrio degli italiani dal Libano. Hanno sentito anche loro i bombardamenti, sono frastornati da qualcosa per loro non comprensibile.
Dei 182 cittadini arrivati all'alba a Fiumicino, quaranta sono bambini, undici dei quali in tenera età, sotto i due anni. Stanchi, abbracciati, alcuni addormentati, alle loro mamme.
E sono provati un po' tutti i passeggeri del volo Alitalia, dopo l'attesa in ambasciata per il trasferimento, le 8 ore di navigazione da Beirut a Cipro e le altre 3 di volo fino a Roma. Poca voglia di parlare, ma tutti ringraziano l'ambasciata ed il personale militare della «Durand de la penne», la nave della Marina Militare italiana, per come li ha accolti ed assistiti.

Tra gli evacuati arrivati all'alba a Fiumicino, ci sono tante famiglie italo-libanesi, una donna in gravidanza, ed anziani.
«Sono tornata per lei, non si poteva sopportare oltre questo stillicidio di guerra - racconta indicando con l'indice nel passeggino Valentina, nata appena 13 giorni fa, Cristina Foti, sposata a un libanese e coordinatrice dell' Istituto italiano di cultura a Tripoli, originaria di Matera - lì ci sono bombe, e solo bombe: la popolazione ha reagito con molto coraggio. Se la situazione cambierà e tornerà tranquilla, riparto per il Libano ben volentieri, anche domani».
Per i nostri connazionali, dopo la prima assistenza e generi di conforto, l'abbraccio commosso dei familiari giunti ad accoglierli. Per alcuni, non c'è bisogno di tante parole, il silenzio è rotto solo dalle lacrime. Ed alcuni bambini corrono invece sorridendo incontro ai papà o agli zii che gli hanno accolti.
«Quando è scoppiato il conflitto ero in casa, nella nostra comunità - racconta Caterina, una suora benedettina italo-libanese - ci sono stati momenti difficili ma l'ambasciata italiana ci ha ben accolti. Dobbiamo tutti ringraziare l'Italia: il viaggio di trasferimento è stato faticoso, con tanti bambini, ma alla fine tutto è andato bene».
«Eravamo in collina, a 6-7 chilometri dal centro di Beirut - è la testimonianza di Giovanni Montesi, romano, che era in Libano in visita al figlio - quando venivano bombardato l'aeroporto e le centrali si sentiva in modo assai forte e si alzavano le colonne di fumo. Il viaggio ci ha provato molto, ma abbiamo incontrato gente che ci ha aiutato in tutti i modi, specialmente sulla nave, un'assistenza meravigliosa».
Un'altra signora chiede di non parlare, ed in un misto di francese ed italiano dice: «Sono stanca, sono tre giorni che non riusciamo a dormire, povero Libano: sono assai triste e sconvolta».
Alessandro Salameh invece esordisce così: «Ho visto una guerra». Una pausa, gli occhi umidi di commozione: «Il Libano purtroppo vive un altro periodo di conflitto - ha poi proseguito - Sono preoccupato per questa escalation, per i miei parenti, per tutti i libanesi. La comunità internazionale deve trovare una soluzione perchè non è un problema locale ma regionale ed internazionale».
«Mi viene il mal di cuore a pensarci - dice invece una ragazza, abbracciata alla mamma, che vive in Libano - ogni giorno la situazione peggiora, si rimane senza parole. Spero di tornare lì, è la mia casa».
«E' un dolore per il Libano che stava lentamente tornando ad una vita di benessere - ha detto Renato Moggi, di Civitavecchia, sposato con una libanese e che era in visita a familiari a Beirut - è così di nuovo precipitato nel caos, facendo un brutto salto indietro nel tempo. E' stato tremendo sentire i bombardamenti: gli ordigni, quando eravamo in ambasciata, cadevano nella parte sud di Beirut e non eravamo così lontani da lì. Ringrazio l'ambasciata per l'assistenza: abbiamo dormito la notte nella sede diplomatica prima del lungo viaggio di ritorno ed è stata dura soprattutto per i bimbi, dopo anche un'attesa segnata da modifiche di programma come una prima ipotesi di trasferimento a Tripoli, poi rientrata, e quindi l'arrivo a Beirut ed il successivo imbarco sulla nave italiana».

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