Giovedì 24 Gennaio 2019 | 07:40

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Le Ong italiane se ne stanno andando

ROMA - Le ong italiane stanno lasciando il Libano, «è un'evacuazione volontaria ma inevitabile». Lo ha detto Fabiola Podda, cooperante di Arcs, l'ong dell'Arci impegnata a Tripoli nella realizzazione di un progetto a favore dei bambini lavoratori, rientrata appena ieri in Italia. Podda ha sottolineato che la consapevolezza di allontanarsi dal paese è stata chiara fin da giovedì pomeriggio: «i bombardamenti sono pesanti e la situazione è precipitata in pochissimo tempo. Abbiamo chiamato l'ambasciata che si è subito attivata per sostenerci e organizzare il rimpatrio». Insieme a lei ieri sono rientrati in Italia altri operatori umanitari e, secondo le sue informazioni, solo due italiani (appartenenti alla ong «Ricerca e cooperazione») erano ancora a Beirut questa mattina ma al momento si trovano sulla nave messa a disposizione della Marina Militare italiana per il rientro dei connazionali. Nessun altro volontario o cooperante del nostro paese si troverebbe quindi, secondo Podda, nell'area interessata al conflitto libano-israeliano. «La situazione - continua l'operatrice dell'Arcs - è di assoluta emergenza. Da venerdì manca l'acqua e l'elettricità, i bombardamenti stanno isolando il paese. Subito abbiamo capito che non potevamo continuare alcun lavoro. I progetti sono stati sospesi, e i nostri interlocutori locali si stanno dando da fare per rispondere alle tante esigenze della popolazione e dei profughi». Fra queste - osserva Podda - c'è l'emergenza acqua: «mi hanno chiesto proprio questa mattina soldi per comprare acqua potabile. In queste ore, in stretto contatto con il personale locale che lavora con noi, stiamo organizzando gli aiuti. Vogliamo creare un coordinamento nazionale per gli aiuti umanitari».

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