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Confcommercio: il Dpef una manovra ambiziosa, è la crescita il vero nodo

ROMA - «La manovra da 35 miliardi di euro, prospettata dal Dpef per il 2007, ne fa certamente un testo ambizioso», in considerazione anche del fatto che il problema di fondo dell'economia italiana, anche nei prossimi anni, sarà quello di «una crescita lenta, troppo lenta che rende arduo lo stesso percorso del risanamento della finanza pubblica». A definire così il Dpef e ad indicare come vero nodo da sciogliere quello della crescita, è il direttore generale di Confcommercio, Luigi Taranto, nel corso di un'audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato.
L'associazione di Piazza Belli, sul tema della crescita dell'economia, sottolinea inoltre come «per il 2007, anche la stessa previsione di crescita dell'1,2% potrebbe rivelarsi generosa sia in conseguenza delle persistenti tensioni sul prezzo del petrolio greggio, sia in conseguenza della specifica incidenza sui consumi delle famiglie degli effetti della manovra che verrà operata con le misure della Legge Finanziaria».
Per ciò che riguarda l'annunciato taglio del cuneo fiscale, Confcommercio afferma che l'impostazione cui mira il Governo, di interessare al provvedimento soprattutto il lavoro subordinato a tempo indeterminato, «andrebbe comunque contemperata con la considerazione della necessità strutturale del ricorso a contratti temporanei in aree di impresa - tipicamente delle distribuzione commerciale e del turismo - connotate da un andamento stagionale e per picchi della loro attività».
Preoccupazione e critiche ad una mancata concertazione, Confcommercio le riserva invece alla fissazione nel Dpef del tasso di inflazione programmata al 2%. «Non possiamo non rilevarlo», ha detto infatti Taranto alle commissioni parlamentari lamentando la mancata convocazione da parte del Governo in occasione della definizione del tasso («il Governo ha ritenuto di chiamare i soli sindacati dei lavoratori»). Mentre - ha sottolineato - «la definizione del tasso di inflazione programmata costituisce il perno regolatore di una politica dei redditi che, a nostro avviso, merita di essere rivitalizzata». Ricordando come invece lo stesso ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa «ha richiamato la necessità di una politica di moderazione salariale come condizione di un patto per la crescita», Taranto ha infine sottolineato come «restano molti gli interrogativi» sulle misure dirette a piegare la spesa pubblica e ha chiesto «un approfondimento delle ipotesi di revisione degli istituti» della Legge Biagi e «una progressiva riduzione della corporate-tax italiana, che si colloca oltre il 37%, largamente al di sopra dell'aliquota media del 28% dei Paesi Ocse e di quella dell'Ue allargata pari al 25%».

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