Domenica 16 Dicembre 2018 | 06:36

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La guerra in Libano - Le tappe della crisi

È esplosa cinque giorni fa la crisi politico-militare tra il Libano e Israele. Ad innescarla, un raid oltre il confine dei guerriglieri Hezbollah, che ha portato tra l'altro alla cattura di due soldati dello Stato ebraico. Ecco, giorno per giorno, i momenti salienti del conflitto.

• 12 LUGLIO - Miliziani Hezbollah uccidono otto soldati israeliani e ne catturano due. La risposta dello Stato ebraico contro il Libano è durissima: inizia l'offensiva aero-navale «Giusta retribuzione». Il premier israeliano, Ehud Olmert, accusa il governo di Beirut di essere responsabile di «un atto di guerra». Porte chiuse alla trattativa con Hezbollah, che propone uno scambio tra gli ostaggi e prigionieri libanesi.
• 13 LUGLIO - Lo Stato ebraico bombarda l'aeroporto internazionale di Beirut. Raid dell'aviazione colpiscono 21 ponti, l'autostrada Beirut-Damasco, basi della guerriglia sciita e delle forze armate libanesi. I civili morti sono 46. Hezbollah lancia decine di razzi verso il nord di Israele e provoca due morti. Un missile raggiunge la periferia di Haifa, a 40 km dalla frontiera con il Libano. Israele impone un blocco aereo e marittimo al Paese dei Cedri: l'obiettivo è impedire l'arrivo a Hezbollah di aiuti inviati dagli Stati «terroristi» Siria e Iran.

• 14 LUGLIO - Raid aerei sulla periferia sciita a sud di Beirut, mentre i turisti stranieri tentano di abbandonare il Libano. Olmert detta le condizioni per un cessate il fuoco: il rilascio degli ostaggi e il disarmo di Hezbollah. Il Consiglio di sicurezza dell'Onu non chiede un'interruzione delle operazioni militari israeliane. Sfuggito a un raid contro la sua abitazione, il leader di Hezbollah Hassan Nasrallah proclama «guerra aperta» a Israele. Al largo di Beirut, un razzo colpisce una nave da guerra dello Stato ebraico (quattro marinai morti).

• 15 LUGLIO - Raid dell'aviazione israeliana raggiungono la frontiera tra il Libano e la Siria, senza colpire però in territorio siriano. Il bilancio complessivo delle vittime di "Giusta retribuzione" in Libano supera i 100 morti. Continuano i lanci di razzi contro il nord di Israele: nel mirino di Hezbollah finisce anche la città di Tiberiade, situata a 35 km dalla frontiera. L'Italia è tra i primi Paesi a procedere al rimpatrio dal Libano dei propri cittadini.

• 16 LUGLIO - Continuano i raid dell'aviazione israeliana in Libano e i lanci di razzi dal Libano su Israele, con un pesante bilancio di vittime civili. In particolare otto israeliani vengono uccisi nella città di Haifa colpita da numerosi missili lanciati dagli hezbollah, che rivendicano l'attacco; mentre in Libano meridionale 13 persone muoiono in un bombardamento israeliano nel villaggio di Jebshit; dieci in un attacco di elicotteri a Tiro; altri 16 in un raid sul villaggio di Aitarun. Un portavoce militare libanese afferma che gli israeliani usano bombe proibite. Nasrallah, dato per ferito, compare alla televisione ed esorta gli arabi a seguire l'esempio di Hezbollah e avverte: finora abbiamo usato solo poche delle nostre armi. A Beirut arriva l'Alto rappresentante europeo Javier Solana; il premier israeliano Olmert fa avere al presidente libanese Fuad Siniora, tramite il presidente del consiglio Romano Prodi, le condizioni per fermare i bombardamenti: restituzione dei due soldati rapiti dagli hezbollah, ritiro dei miliziani sciiti oltre il fiume Litani, 40 km a nord del confine con Israele. Il G8 riunito a San Pietroburgo dichiara che Israele ha diritto all'autodifesa ma deve usare moderazione; che devono essere restituiti i soldati rapiti e devono cessare i lanci di razzi su Israele. Inoltre propone l'invio di osservatori Onu.

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