Martedì 18 Dicembre 2018 | 23:59

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Zidane cerca il trionfo francese per l'addio

BERLINO - Comunque vada, sarà l'ultima volta, per la Francia è il tramonto di una generazione. Zidane lascia il calcio, Thuram, Barthez e Makelele solo la nazionale, e stavolta non ci saranno ripensamenti. Per i Bleus domenica è un giorno molto particolare, il sapore dell'addio e la consapevolezza di poter vincere un altro titolo mondiale. Quando Italia e Francia si ritroveranno ad inizio settembre a Parigi, per giocare nelle qualificazioni dell'Europeo, avranno un volto forse molto differente, perchè c'è chi sta pensando di dire basta anche dall'altra parte, Lippi in panchina e Totti in azzurro.
Ma per la Francia il ricambio sarà quasi totale, dopo la festa o il pianto nello stadio che consacrò Jessie Owens il ct Domenech perderà quegli uomini che è andato a riprendersi pregandoli in ginocchio. Zidane e Thuram li avrebbe convocati anche contro la loro volontà «e a costo di pagarne le conseguenze», per questo adesso sa che, da campioni del mondo o da vice, niente sarà più come prima. Dodici anni fa Zizou e lo stopper con gli occhialini e l'aria da intellettuale esordirono insieme, un 2-2 contro la Repubblica Ceca, adesso diranno basta cercando di ripetere l'impresa di Parigi 1998. L'Italia come il Brasile ed il fantasma di Ronaldo? Non sembra un match che possa regalare un 3-0, Buffon è bravo, e Barthez non può lasciare con un passivo così pesante.
I Bleus diventeranno la Francia di Ribery e degli altri che premono dietro, forse delle grandi promesse per ora irrealizzate come Sigama-Pongolle, di Anelka se mette la testa a posto e di Cissè se guarisce dal terribile infortunio che lo ha privato del sogno mondiale ed ora della sfida con l'Italia. Per la difesa al posto di Thuram potrebbe tornare di moda un grande escluso del torneo iridato, quel Mexes non convocato perchè con l'oroscopo in congiuntura sfavorevole fino alla metà di luglio. La Roma non lo molla anche se mezza Europa lo vorrebbe, possibile che soltanto Domenech non si accorga dei miglioramenti del biondissimo centrale? Di questa Francia di giocatori «un po' stanchi ma che adesso hanno recuperato» (parole di Domenech), e che si trova a due passi dalla storia, anche dopo Berlino dovrebbe continuare a fare parte Patrick Vieira, preso da molti dubbi sul proprio futuro in chiave nazionale e juventina. Nel castello del barone di Munchhausen, durante i lunghi giorni del ritiro, il 30enne centrocampista ha riflettuto a lungo ma non ha ancora preso una decisione. Di sicuro non resterà a Torino se le sentenze a carico del suo club saranno vicine alle richieste del pm di Moggiopoli, piuttosto preferisce condividere il destino di Trezeguet, un altro in procinto di andarsene ma anche l'attaccante che tutti invidiano alla Signora e che solo Domenech ignora. Domani giocheranno sempre gli stessi, staffette comprese in caso di bisogno. Così se va fuori Malouda a partita in corso, ad entrare sarà Govou e non il franco-argentino.
Su tutti brillerà però Zidane, la stella che sta per spegnersi e sogna di farlo in modo indimenticabile. Il tempo vince contro tutti, e Zizou non si sente più lo stesso, oggi dovrebbe finalmente rompere il silenzio e raccontare le sue sensazioni al mondo. E' lui, e non Ronaldinho, il vero campione di questo Mondiale, da lunedì il calcio sarà un po' meno bello. Lasciare con un capolavoro come tutti i grandi artisti, però c'è l'Italia che di Maestri ne ha avuti tanti. Per Zizou c'è il rischio che alla fine la pennellata più bella sia quella di Pinturicchio Del Piero, l'amico che gli ha già mandato a chiedere la maglia come ricordo.

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