Martedì 11 Dicembre 2018 | 16:41

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Tariffe per tipologie per comprare gli esami

BARI - Per gli esami più complessi la tariffa partiva da un minimo di 2.000 euro per arrivare a cifre piuttosto consistenti, per gli esami più semplici si partiva da 600-700 euro; una tesi di laurea riciclata, copiata cioè da tesi già esposte negli anni passati, costava circa 3.000-4.000 euro. E' il tariffario scoperto per alcune discipline della facoltà di Economia dai carabinieri del reparto operativo del comando provinciale barese che indagano sulla compravendita di esami nell'Università di Bari.
Le tariffe, però, variavano: erano di un tipo se gli studenti erano in corso, altre se erano fuori corso, altre ancora se gli acquirenti erano italiani o provenienti da altri Paesi della comunità europea, soprattutto dalla Grecia.
Il tariffario è stato reso noto dai carabinieri, insieme con un primo complessivo bilancio, dopo che ieri hanno sequestrato mille euro che una studentessa stava consegnando, per sostenere un esame, a un bidello in pensione, lo stesso che era già stato bloccato il 30 giugno, dopo che aveva preso 250 euro da un altro studente. L'uomo è tra gli indagati per l'ipotesi di reato di concussione. Per queste indagini, non vi sarebbero docenti indagati ma solo personale amministrativo.
L'inchiesta - diretta dal pm della procura di Bari Francesca Romana Pirrelli e avviata poco più di un anno fa - interessa circa dieci persone e si articola in almeno due tronconi. Uno riguarda una sola disciplina della facoltà di economia e commercio: vi sono coinvolti il docente della disciplina e il responsabile di un istituto d'istruzione privata che, in cambio di denaro, garantiva il superamento dell'esame. L'altro filone d'indagine riguarda la compravendita di esami per la quale è stata compiuta l'operazione odierna con nuovi sequestri e perquisizioni. Quest'ultimo filone di indagine ha messo in luce un giro vorticoso - secondo gli investigatori - di esami, venduti da bidelli e funzionari del settore amministrativo dell'Università: i primi procacciavano gli studenti che dovevano sostenere l'esame, i secondi erano l'anello di congiunzione con i docenti ai quali - a quanto risulta per ora - il superamento dell'esame veniva chiesto come favore personale, come raccomandazione per parenti, senza cenni alle dazioni di denaro.
In questi ultimi giorni i carabinieri hanno fatto sette perquisizioni in abitazioni, studi e hanno sequestrato statini, libri con indicati alcuni argomenti su cui sarebbero state fatte le domande d'esame, un'apparecchiatura per scannerizzare le tesi di laurea, quattro computer, e un centinaio di nomi e numeri di telefono che ora gli investigatori stanno controllando.
Le indagini - è stato ricordato - furono avviate nel 2005 quando l'allora preside della facoltà di Economia e commercio, Carlo Cecchi, inviò una lettera a tutti i docenti con cui li invitava a vigilare sulla correttezza dello svolgimento delle attività perchè circolavano voci su favoritismi. In questo arco di tempo - hanno reso noto gli investigatori - nonostante una certa omertà da parte degli studenti, sono emersi numerosi elementi interessanti che hanno consentito di delineare i due tronconi investigativi.
Per la compravendita di esami, i carabinieri hanno documentato due passaggi di denaro: il primo il 30 giugno scorso nella facoltà, ieri in un bar nella via antistante la facoltà e un terzo nel quale non sono potuti intervenire perchè si è svolto in un mercato rionale nelle vicinanze della Chiesa Russa a quell'ora troppo affollato.
«Le reti sono state buttate, ora dobbiamo ritirarle»: è stato il commento dei militari, che ora stanno vagliando la posizione di docenti e studenti e stanno compiendo accertamenti anche su altre facoltà, e istituti d'istruzione privata, per valutare l'estensione del fenomeno della compravendita di esami e titoli di studio.

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