Giovedì 13 Dicembre 2018 | 05:48

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Lippi sfida la Germania: qui vinco anch'io

Calcio - Marcello LippiDORTMUND - La Germania a Dortmund ha vinto un'infinità di partite, quello della città della Westfalia è un campo particolarmente caldo, oggi ci saranno 60mila tifosi a sospingere i tedeschi verso l'agognato traguardo di Berlino...
Marcello Lippi ascolta per 30 secondi il giornalista che snocciola dati nefasti per gli azzurri. Poi decide che è venuto il tempo di vivere la sua vigilia più lunga assecondando le certezze interiori, ed interrompe il cronista del malaugurio. «Guardi che non bisogna essere per forza la Germania per vincere a Dortmund. Anche io ho vinto qui un paio di volte, e da quì è partita la mia avventura vincente con la Juve in Champions league». Era un giocatore modesto (la definizione è sua) Marcello Lippi. E' diventato un tecnico «presuntuoso» (secondo definizione dei suoi critici personali). Sembra soltanto un ct consapevole quando in una conferenza stampa oceanica, tra tedeschi vogliosi di scavare nelle pieghe dell'inopinata squalifica di Frings ed italiani che neanche chiedono più la formazione, chiarisce, puntualizza, rimarca: «La mia nazionale è una squadra forte, molto forte. Ho sensazioni positive per domani. I tedeschi dicono che siamo favoriti? No, questa è una gara da 50% a testa. Noi metteremo in campo le nostre doti, che sono determinazione, grinta, voglia di vincere, grandi giocatori, fuoriclasse. Visto quante doti abbiamo? E mi state ancora a parlare della serie positiva dei tedeschi a Dortmund? Fra l'altro le serie positive sono fatte per finire, nulla è eterno. Detto questo, siamo realisti: la Germania non è quella che abbiamo strabattuto a Firenze, ed è il Paese organizzatore. Con tutto quel che consegue...».

In una vigilia che il calcio italiano non viveva da 12 anni, da quando la nazionale di Sacchi preparava nel New Jersey il successo con la Bulgaria che l'avrebbe portata alla finale di Usa '94 contro il Brasile, emerge per la prima volta pienamente quanto gli azzurri credano alla possibilità della finale. Perchè Lippi, che pure potrebbe nascondersi dietro l'alibi «del casino delle inchieste», di un mondiale preparato certo non nelle migliori condizioni psicologiche, dice che tutto quello non conta. E quando arriva la domanda di rito «Comunque vada sarà un successo?», il ct si rabbuia. E chiarisce: «Guardi che non mi piace quella frase: perchè inconsciamente invita all' appagamento. Ed invece io ai giocatori ho già chiarito negli spogliatoi dopo la gara con l'Ucraina che questo è solo un punto di partenza, non di arrivo». Ecco, appunto: fino a dove arriva il suo sogno, l'Italia che patì il calcio spaghetti degli Usa può davvero prendersi il piatto ricco del mondiale? «L'ho detto prima dei quarti, se vinciamo può succedere di tutto. Ci siamo riusciti, ora vediamo cosa succede». E' sfrontato o ci crede fino in fondo? Probabilmente la seconda, «perchè è cresciuta la condizione e con i risultati anche la convinzione». Racconta che la sua soddisfazione più grande è avere riavvicinato gli italiani alla nazionale. «Oggi chissà quanti saranno a vedersi la partita. Ma dall'inizio del mondiale noi sentiamo gli amici in Italia che si piazzano davanti ai maxischermi, che tifano, amano». Sì, certo: questa è la sua soddisfazione pubblica. Ma quella privata qual è? «Beh, io il mondiale l'ho solo sfiorato, nel 1974 ero vicino alla convocazione. Già essere qui è un'emozione enorme. Che non ha paragoni con nessun'altra vissuta nella mia carriera». La formazione no, perchè sennò magari finisce un'altra volta a parolacce. Ma almeno le condizioni dei 23 le dice? «A parte Nesta, per il quale già da ieri avevamo deciso che non c'erano i presupposti per schierarlo, e De Rossi che è squalificato, sono tutti disponibili».

Molto probabile dunque che la squadra sia quella vista contro l'Ucraina, con il rientro di Materazzi al posto di Barzagli. Totti ancora dietro Toni, dunque: e Lippi ne parla come fossero i gioielli che impreziosiscono la sua gestione. «Toni è uno che ha fatto 80 gol in tre campionati, ma non aveva mai vissuto una ribalta internazionale a parte le qualificazioni mondiali. Fatale che un po' l'abbia pagata. Ma noi abbiamo insistito e siamo stati ripagati. Quanto a Totti, beh cresce continuamente. Può essere il nostro Zidane? Il francese, che è il miglior giocatore degli ultimi venti anni, ha giocato quella gara con i brasiliani perchè intorno la squadra girava bene: anche per Totti vale questo discorso, devono assecondarlo i compagni».
E' orgoglioso che lo abbiano definito «Condottiero» e che gli uomini copertina di questo mondiale stiano diventando gli azzurri. Ed è contento pure che oggi venga a Dortmund il presidente del Consiglio, Prodi. «Non c'era le altre volte? Non importa, in casi come questi la scaramanzia non esiste: noi siamo felice di come ci segue il paese». Ecumenico, solo fino a quando non gli chiedono che cosa farà dopo il mondiale. «Ho già detto che del mio futuro ne parlerò solo a manifestazione finita». Ma ha mai avuto paura di non esserci a questo mondiale? «No mai. Quando in molti, davvero in molti, mi dicevano di mollare, io ribattevo che per nulla al mondo mi sarei privato di queste emozioni. Ed ora che ci sono, non mi basta: voglio approfittare dell'occasione...».
Piercarlo Presutti

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