Mercoledì 12 Dicembre 2018 | 23:54

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Calcio / Mondiali 2006 - Ma ora serve una Nazionale d'attacco

Totti come Baggio. Anche nel '94 l'Italia affrontava l'ottavo di finale (contro la Nigeria). In condizioni addirittura peggiori, dal momento che a due minuti dal termine era non soltanto in inferiorità numerica, ma anche sotto di un gol. Su passaggio di Mussi, Roby (dopo aver dato del pazzo a Sacchi, che, costretto dall'espulsione di Pagliuca, lo aveva tolto nella fase a gruppi contro la Norvegia) ci portò ai supplementari e poi, su rigore procurato abilmente da Benarrivo (il Grosso di allora), alla gara contro la Spagna, penultima fatica prima del redde rationem contro il Brasile. Baggio fu il trascinatore fino alla finale, dove però arrivo infortunato.
C'è dunque un dettaglio che differisce. Totti ha già saldato i conti. Allora ci fermammo sul più bello anche perché avevamo il Codino a mezzo servizio. E fummo soltanto vice-campioni del mondo. Stavolta potrebbe andare diversamente. La parabola è ascendente. Questo almeno è l'auspicio.

La sfortuna si è già accanita contro il romanista. In genere, la sorte ti toglie quel che ti ha dato e ti restituisce quel che ti ha sottratto. Francesco da febbraio non ha fatto altro che pensare al Mondiale. Il primo momento di una rivincita attesa è giunto. Novantatreesimo minuto di Italia-Australia. Trasformazione dal dischetto su generosa concessione di un arbitro spagnolo che aveva cacciato fuori Materazzi frettolosamente.

Italia nei quarti. Ci aggiorniamo a venerdì? No, troppo comodo. C'è da approfondire. L'Italia ha confermato quel che ha già mostrato in questo Mondiale. Alcuni difetti e un grande pregio, che è il caso di sottolineare subito: riuscire a superare ostacoli che per altri sarebbero impossibili da scavalcare. In quanto ai difetti, la realizzazione dagli undici metri dimostra, per cominciare, come gli azzurri continuino a sbloccare le partite soltanto su calci da fermo. La quantità di azioni nel corso del primo tempo farebbe pensare ad una coincidenza. In realtà, è un problema da risolvere in fretta, visto che poi finisce per complicare le gare.

Lippi ritiene che questa sia una questione destinata a risolversi. In realtà, può essere contento soltanto perché, seppure a fatica, gli attaccanti, a turno, stanno andando a segno. Mancano all'appello Toni e Del Piero. Proprio le due punte preferite contro l'Australia, che il ct ha voluto affrontare tornando al modulo preferito. Solo apparentemente, però. Perché la strategia è stata chiara sin da subito: concedere pochissimo agli avversari ed infilarli al momento opportuno. Insomma, tutta pretattica quella sbandierata alla vigilia del Mondiale. L'Italia all'attacco, che avrebbe dovuto far divertire, continua a essere un mezzo bluff. Calcio mondiali Germania - Buffon in Italia Australia Il marchio di fabbrica continua a essere quello tradizionale, almeno nei confronti ad eliminazione diretta (anche con la Repubblica Ceca in fondo lo era): difendersi e contrattaccare confidando negli errori altrui.

Sarebbe invece il caso di osare, soprattutto contro avversari più deboli. Non sempre speculare paga. Basta un'ingenuità oppure un errore dell'arbitro per cambiare il corso degli eventi. Peggio se arrivano contemporaneamente: Materazzi è stato tanto irruente e poco furbo, quanto eccessivo si è dimostrato il direttore di gara nello sventolare il cartellino rosso. Il giocatore avrebbe dovuto evitare l'intervento falloso (più eclatante che pericoloso), avvenuto subito dopo aver ricevuto una manata di Cahill (giustamente ammonito). Medina Cantalejo ha forse giudicato più la presunta vendetta che l'intervento in sé.

La perdita di un difensore centrale complicherà il lavoro in vista del quarto di finale. Infortunato Nesta, toccherà ancora a Barzagli giocare accanto ad un superbo Cannavaro e ad uno straordinario Zambrotta. In quanto a Grosso, contro l'Australia ha il grande merito di essersi procurato il rigore. Se consideriamo che il centrocampo offre ampie garanzie, la differenza, da qui alla fine, la farà dunque l'attacco. I continui avvicendamenti delle punte sottintendono anche la difficoltà a comporre un reparto completamente affidabile. Stavolta è stato Totti ad essere inaspettatamente decisivo. Lippi assecondi i segni del destino. Ma la prossima volta, indipendentemente dalle scelte, chieda alla squadra di essere aggressiva. Basta con i bluff.
G. Flavio Campanella

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