Giovedì 24 Gennaio 2019 | 07:30

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L'arresto di Vittorio Emanuele - Il giudice Iannuzzi: «Ha ammesso sia la tangente al sindaco di Campione sia il traffico di prostitute»

Vittorio Emanuele di Savoia LA TANGENTE
POTENZA - Per la vicenda della presunta tangente al sindaco di Campione d'Italia per il contratto da procacciatore di clienti al casinò, il giudice per le indagini preliminari di Potenza Alberto Iannuzzi scrive che «appaiono rilevanti e fondamentali le dichiarazioni sostanzialmente ammissive» rese da Vittorio Emanuele di Savoia. Il principe - rileva il giudice nel provvedimento di concessione degli arresti domiciliari - «ha confermato la conclusione dell'accordo corruttivo stipulato fra lo stesso principe Savoia, il Rizzani, il Bonazza (che avrebbe dovuto fungere da prestanome del Migliardi) ed il Salmoiraghi, sindaco del suddetto Comune».
Salmoiraghi, scrive ancora il gip, «stando alle ammissioni fatte dal principe, era destinatario di una "commissione", espressamente pattuita fra gli interessati, commissione che, per l'estrema circospezione adoperata nelle numerose conversazioni telefoniche intercettate nel corso dell'indagine, alludeva chiaramente al pagamento di una tangente».
«Il Migliardi - prosegue il giudice - ha reso dichiarazioni confessorie, con specifico riferimento alla circostanza che lo stesso indagato si era impegnato a procacciare clienti per il casinò, portandovi, in particolare, "facoltosi amici siciliani"».
«Tali dichiarazioni - rileva Iannuzzi - vanno correttamente lette e valutate alla luce delle dichiarazioni rese dal Bonazza, il quale ha taciuto, per motivi più che comprensibili, la circostanza che con il Savoia, il Rizzani e il Salmoiraghi, fossero state pattuite "commissioni" (rectius: tangenti), delle quali, dalle conversazioni oggetto di intercettazione, risulta che non era opportuno parlare per telefono, attesa la loro inerenza ad un accordo di natura corruttiva».

LE RAGAZZE "SQUILLO"
«Le dichiarazioni rese dal Savoia comprovano in modo più che lineare l'accordo secondo il quale ai clienti che avrebbero dovuto frequentare il casinò di Campione sarebbe stato offerto un "pacchetto completo", alludendosi, in maniera neppure troppo velata, alla possibilità che fossero messe a disposizione dei clienti medesimi delle prostitute». Lo ha scritto il giudice per le indagini preliminari di Potenza Alberto Iannuzzi, nell'ordinanza con la quale ha concesso gli arresti domiciliari a Vittorio Emanuele di Savoia.
Le prostitute sarebbero state da reclutare «per il tramite di Vesna Tosic, che il Bonazza ha ammesso di aver conosciuto e contattato, confermando, tra l'altro, l'ipotesi delittuosa relativa al favoreggiamento della prostituzione, dal momento che ha ammesso di aver messo a disposizione del Savoia, in più occasioni, donne disposte a prostituirsi, organizzando gli incontri programmati, circostanza questa sostanzialmente ammessa dallo stesso principe Savoia».

CORRUZIONE ALLA FRONTIERA
«Con riguardo agli episodi di corruzione riguardanti la Polizia di frontiera, il Savoia ha ammesso alcuni degli addebiti contestati, chiarendo che il "passaggio privilegiato" alla frontiera scaturiva dall'esigenza di evadere l'Iva sulle cose trasportate» ha scritto il gip di Potenza Alberto Iannuzzi nell'ordinanza con la quale ha concesso gli arresti domiciliari a Vittorio Emanuele di Savoia.
Il principe, secondo Iannuzzi, ha esplicitato «i termini dell'accordo corruttivo, concretizzatosi attraverso il versamento del denaro, in cambio della compiacenza, da parte dell'addetto al controllo, circa l'oggetto e le ragioni del trasporto».

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