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Cda Rai avvia indagini: stop a illegalità

ROMA - Finita nel ciclone delle intercettazioni, prima con Calciopoli poi con l'inchiesta di Potenza su Vittorio Emanuele di Savoia, la Rai corre ai ripari. Il cda annuncia che «è stata già sospesa l'operatività di chi risulta coinvolto nelle indagini»: si tratta - a quanto si apprende - di Ignazio Scardina, caporedattore di Rai Sport, per lo scandalo calcio e di Giuseppe Sangiovanni, vicedirettore delle Risorse Tv, per la vicenda 'sesso e tv', entrambi attualmente in ferie. Inoltre sarà proposto al nuovo direttore generale di creare un'apposita «struttura ispettiva» per vigilare sul pieno rispetto del Codice etico, mentre viene avviata un'audit interna sui «rapporti corruttivi» nel mondo della tv e dello spettacolo.

Si muove anche Fabrizio Del Noce, citato in alcune telefonate riportate fra ieri e oggi dal Corriere della Sera e dalla Repubblica: il responsabile di Raiuno dà mandato al suo legale, Grazia Volo, di querelare i direttori, Paolo Mieli e Ezio Mauro, «per le gravissime insinuazioni, destituite di qualsiasi fondamento, connesse alla sua vita privata».
Al Corsera e a Repubblica arriva anche la lettera dell'avvocato di Maria Monsè, che parla di «uso illegittimo» delle intercettazioni e «gravemente lesivo della privacy» della showgirl, peraltro in attesa di un bambino, cosa che «rende gli articoli in questione, oltre che offensivi, gravemente pregiudizievoli per la sua salute».

La Rai «è un'azienda seria e sana», rivendica il cda nel documento approvato oggi, ma le recenti intercettazioni hanno «reso evidente un problema che abbiamo il dovere di affrontare con la massima determinazione e con l'obiettivo di sradicare comportamenti inammissibili», quelle forme di «illegalità, arroganza, spudoratezza» che sono inconciliabili con il servizio pubblico. Di qui i primi passi: la sospensione dei personaggi coinvolti nelle indagini, perchè l'azienda «non può mantenere chicchessia in condizioni operative quando su di lui gravino anche solo sospetti in via di chiarimento"; la decisione di costituirsi «parte offesa» anche per l'inchiesta di Potenza; l'avvio di un'indagine interna - iniziativa chiesta con forza anche dall'Adrai, l'associazione dei dirigenti - innanzi tutto per individuare i «difetti esistenti nei processi di decisione e controllo»; l'intenzione di proporre al nuovo dg la creazione di una «struttura ispettiva»; più in generale, «l'impegno di troncare ogni forma di sopruso, di arbitrio, di illegalità ovunque accertata».
Di intercettazioni non vuol parlare il consigliere Giuliano Urbani, che però si dice «preoccupato e nauseato» per «il linciaggio a mezzo stampa», il «ripugnante doppiopesismo di gran parte dei giornali», lo «squallido servilismo verso i gerarchi politici del momento», l'«infimo livello» delle dichiarazioni incriminate.
Sandro Curzi, invece, si augura che a questo punto la Rai nomini finalmente «un direttore generale dalla grande caratura professionale e indipendente, in grado di coagulare le risorse migliori dell'azienda per salvaguardarne l'autonomia, la capacità di fare pulizia al proprio interno, la voglia di riproporsi da protagonista nel mercato». Chi sicuramente non si scandalizza è Alba Parietti («si sa da sempre che esiste un certo sottobosco nel mondo dello spettacolo»), che però giudica «francamente ignobile» l'uso delle intercettazioni e la pubblicazione di «telefonate private che finiscono per bollare» chiunque venga citato.
A Gigi Sabani, che esattamente dieci anni fa venne coinvolto in uno scandalo modelle e poi prosciolto, sono venuti in mente in fantasmi di allora: «E' giusto che la magistratura faccia il suo corso - dice - ma l'uso delle intercettazioni è davvero allucinante. Mi auguro che questa vicenda non copra Calciopoli».

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