Venerdì 14 Dicembre 2018 | 18:48

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Trasferita a Como la vicenda sullo sfruttamento della prostituzione

ROMA - L'inchiesta giudiziaria che coinvolge il principe Vittorio Emanuele di Savoia sarà trasferita, per la parte relativa al reato di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione, alla Procura della Repubblica di Como, essendo «pacificamente accertato» che l'attività di tale associazione si è consumata a Campione d'Italia (Como). Lo ha stabilito il gip di Potenza, Alberto Iannuzzi, nella stessa misura cautelare con la quale ha ordinato la cattura degli indagati. Sarà il pm di Potenza Henry John Woodcock - secondo quanto si è appreso - a trasmettere gli atti al pm di Como.
Nello stesso provvedimento del gip, si sottolinea come la misura cautelare sia stata disposta dall'autorità giudiziaria di Potenza - malgrado la già accertata competenza della magistratura di Como - «stante la gravità della condotta contestata e soprattutto la particolare urgenza di salvaguardare il quadro delle esigenze cautelari».

Il reato di associazione per delinquere finalizzata alla sfruttamento della prostituzione è contestato al principe Vittorio Emanuele di Savoia, al sindaco di Campione d'Italia Roberto Salmoiraghi, all'imprenditore veneziano Ugo Bonazza, a Giuseppe Rizzani, uomo indicato come «entourage» dei Savoia, e ad una prostituta dell' est, Vesna Tosic, che avrebbe avuto il compito di reclutare le ragazze squillo.
L'associazione - secondo l'imputazione - aveva l'obiettivo di offrire un «pacchetto completo» (così ha scritto il gip) ai giocatori del casinò di campione d'Italia - ed, in particolare - a facoltosi «personaggi siciliani» legati alla criminalità organizzata, portati al palazzo del gioco da Rocco Migliardi, elemento di rilievo dell'intera inchiesta. Proprio la possibilità di usufruire del «pacchetto completo» - tavoli da gioco e sesso - avrebbe dovuto invogliare a frequentare il casinò di Campione d'Italia.
Nella sua ordinanza, il giudice per le indagini preliminari sottolinea come obiettivo del principe Vittorio Emanuele e degli altri computati interessati alle attività del casinò di Campione d'Italia sia quello «di inserirsi nel lucroso business del gioco d'azzardo, per assicurarsi il cospicuo tornaconto, derivante dalle percentuali riconosciute dal Casinò ai procacciatori sulle somme giocate dai clienti, senza trascurare, per altro verso, di coltivare progetti, altrettanto remunerativi, di sfruttamento dell'indotto: infatti ... i sodali dell'associazione programmano addirittura la pianificazione di un'attività di sfruttamento della prostituzione, a mò di servizio accessorio, da proporre ai clienti della casa da gioco campionese (attività già ben pianificata, fino al punto di aver già individuato la prostituta - legata al Bonazza - cui è affidato il compito di procacciare e procurare materialmente le ragazze, identificata in TOSIC Vesna)».

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