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Luci e ombre: l'Italia non è ancora una grande squadra

ItaliaMai fidarsi degli statunitensi. Chi ha seguito gli Usa nella preparazione al Mondiale, sapeva che l'Italia avrebbe incontrato un avversario diverso rispetto a quello surclassato dalla Repubblica Ceca. Quando Lippi ha parlato di approccio sbagliato alla gara si riferiva alla concentrazione, ma è stata pagata la sottovalutazione degli Usa dal punto di vista tattico e atletico. La Nazionale ha sofferto il pressing della squadra di Arena, che ha bloccato le fonti del gioco (Pirlo, Totti) e messo sotto pressione gli azzurri sulle fasce. La disposizione e i movimenti degli Usa hanno permesso di avere una superiorità a centrocampo che ha messo a disagio anche Perrotta e De Rossi.
Quest'ultimo, cominciato il Mondiale da titolare, ha praticamente concluso l'esperienza. Una volta scontata la squalifica (che sarà certamente non inferiore ai due turni) soltanto la necessità spingerà Lippi a riutilizzarlo. Conoscendo il ct, pagherà ben più della sanzione che gli sarà comminata dal giudice sportivo perché ha rischiato di pregiudicare non soltanto la partita, ma l'intero torneo. Che, detto per inciso, ha cominciato a delineare i reali valori. Ad accorgersene è stata anche la Repubblica Ceca, capace di commettere lo stesso errore degli italiani: pensare di neutralizzare il Ghana imponendo la propria impostazione della partita senza preoccuparsi delle possibili varianti. Insomma, le due formazioni che sembravano inavvicinabili, e destinate a vincere facilmente il girone, più che distratte sono state presuntuose.
Come prevedibile, le differenze si sono rivelate meno marcate di quanto avessero fatto supporre le sfide d'esordio. Ciò nonostante, gli azzurri hanno impedito agli Usa di concretizzare e sono riusciti a passare addirittura in vantaggio. Di solito ci riescono le grandi squadre. Ma l'Italia non lo è ancora, perlomeno non tanto da poter sperare di arrivare fino alla finale. È a metà dell'opera. La gomitata di De Rossi è sintomo di immaturità, che però contrasta con la capacità di adattamento mostrata nel periodo in cui si è giocato con un uomo in meno. L'aver atteso gli errori altrui (doppia espulsione con conseguente ribaltamento delle forze in campo) dimostra che le potenzialità complessivamente ci sono, anche sotto l'aspetto della gestione. Ma che vanno espresse appieno e costantemente (il che avrebbe permesso di capitalizzare un intero tempo in superiorità numerica).
Insomma, non ci sono ancora le condizioni per pensare di poter vincere la competizione. Ma ci sono buoni motivi per ritenere che si possano creare. Di questo sembra siano convinti anche i giocatori, che non hanno perso il buon umore, come evidenziato dalle dichiarazioni e dai comportamenti del dopo partita. Loro in campo devono aver avuto altre percezioni rispetto a quelle di Lippi, visibilmente deluso. In fin dei conti, con Perrotta a mezzo servizio perché infortunato, gli azzurri hanno corso, attaccato e sfiorato la vittoria senza rischiare quasi nulla. Forse sono convinti che con la Repubblica Ceca (con una vittoria saremmo primi, col pari ci qualificheremmo, se perdessimo meriteremmo di uscire, ma potremmo anche farcela) il passaggio del turno non sfuggirà.
G. Flavio Campanella

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