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Potenza - Woodcock, un magistrato-terremoto

Henry John Woodcock, pubblico ministero di Potenza POTENZA - Henry John Woodcock, il «terremoto di Potenza». Così lo ricordano in molti per via delle clamorose inchieste di cui è stato a capo. E Woodcock torna ora alla ribalta con l'arresto di Vittorio Emanuele di Savoia.
Trentanove anni - padre inglese e madre napoletana - la sua carriera inizia nel '96. Il primo arresto eccellente quello dell'ex senatore Ds e sindaco di Castellaneta (Ta), Rocco Loreto, finito in manette il 4 giugno del 2001 per calunnia e violenza privata nei confronti di un magistrato della Procura di Taranto. Ma a portarlo alla ribalta è l'indagine sulle "tangenti Inail" nel 2002. È un terremoto giudiziario.
Poi l'inchiesta nota come «Vip-gate» , figlia della precedente, che nel dicembre del 2003 porta all'iscrizione nel registro degli indagati di 78 persone tra cui politici, due ministri, personaggi dello spettacolo e del giornalismo, funzionari di Ministeri, Comuni, enti pubblici per una serie di reati che andavano dall'associazione per delinquere per la turbativa di appalti all'estorsione, alla corruzione, al millantato credito ed al favoreggiamento. Vicende prevalentemente avvenute a Roma, ragion per cui il giudice Gerardina Romaniello, lo stesso giudice che invece firmò le ordinanze di carcerazione per le tangenti-Inail, nega per incompetenza territoriale i 56 provvedimenti restrittivi, di cui 21 in carcere, 26 ai domiciliari e 9 impedienti le pubbliche funzioni o l'esercizio di attività private.
L'inchiesta si conclude con l'archiviazione degli indagati più noti, ma alcuni fascicoli sono ancora aperti in altre Procure.
Altra clamorosa inchiesta il 22 novembre del 2004, «Iene 2», sui legami tra criminalità, politica e affari nella gestione degli appalti in Basilicata e che ha provocato un nuovo terremoto politico. A condurla, Woodcock insieme al sostituto procuratore della Dda lucana, Vincenzo Montemurro.
Cinquantadue gli arresti eseguiti dai Carabinieri del Ros. I reati contestati: associazione per delinquere di tipo mafioso, turbativa d'asta, estorsione, usura, al riciclaggio e corruzione. E soprattutto hanno fatto rumore gli avvisi di garanzia "eccellenti" agli uomini politici lucani di primo piano che si sono tutti dichiarati estranei ai fatti contestati. Gran parte degli arrestati fu poi rimessa in libertà dal Riesame. Ne seguirono vivaci polemiche tra avvocati e magistratura.
L'ultima grande inchiesta il Somalia-Gate, sfociata in 17 arresti della Polizia il 6 maggio e che ha portato alla luce un sistema di truffe ai danni di imprenditori di varie parti d'Italia che venivano raggirati. L'organizzazione, millantando legami con i servizi segreti e organizzazioni internazionali, induceva imprenditori a finanziare inesistenti progetti di joint-ventures per affari in Somalia ed all'estero. L'inchiesta è arrivata anche a toccare il governo somalo.
E ora l'ultimo grande colpo di scena con l'arresto di Vittorio Emanuele per associazione a delinquere finalizzata a corruzione, falso e sfruttamento della prostituzione.

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