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Il vento italiano interessa i colossi stranieri

ROMA - Investitori stranieri alla conquista delle wind-farm italiane. Il vento made in Italy, soprattutto quello del Sud, fa sempre più gola a grandi colossi dell' economia extranazionale, tedeschi in testa. La Germania, con il colosso assicurativo Allianz, si è già accaparrata un parco eolico in Sicilia mentre si stanno muovendo Danimarca e Spagna.

L'Italia si scopre così paese del vento, o meglio terra fertile per un'industria lanciata verso un attivo che nelle rinnovabili non è certo facile ottenere. E' lo stesso vento che ha fatto muovere, questa volta in casa, i petrolieri Garrone (Erg), partiti all'attacco di Enertad, il quinto produttore nazionale di energia eolica: l'offerta è di quasi 300 milioni di euro per il 100% delle utility.

Un'industria, quella del vento italiano, che nel 2005 ha fatto registrare 452 nuovi MW e 26 nuovi progetti raggiungendo il 7/o posto per MW installati da fonte eolica dopo Usa, Germania, Spagna, India, Portogallo e Cina e attestandosi su un tasso di crescita del 35% e un totale di più di 1.700 MW. Nel 2006 i dati confermano la buona salute del settore: +52,8% ad aprile di quest'anno rispetto allo stesso mese del 2005 e +61,8% nei primi 4 mesi del 2006 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il fatturato, secondo le stime dell'Associazione nazionale energia del vento (Anev), nel 2005 ha raggiunto quota 450 milioni di euro impiegando oltre 3.500 unità lavorative.

Per quanto riguarda i parchi eolici, diversi gli operatori privati che hanno investito nel settore, afferma in un rapporto la Vestas Italia, la Società Italiana del gruppo Vestas, responsabile del mercato italiano per vendita, installazione, messa in servizio e manutenzione di parchi eolici, che ha la sua base a Taranto. Primo operatore su tutti, secondo la classifica Vestas Italia, la Italian Vento Power Corporation (Ivpc) di Avellino che detiene una quota del 38% dell'installato, seguita da Enel Green Power (16%), Edison Energie Speciali (15%), Fri-El (6%), Sardeolica (4%) ed Enertad (4%). E sul fronte straniero?

«A dicembre scorso - ha detto il direttore generale della Vestas Italia, ing. Francesco Paolo Liuzzi - il colosso assicurativo Allianz è sceso in campo nel business dell'energia eolica acquistando un grande parco eolico in Sicilia, a Francofonte, sviluppato dalla tedesca WKN con turbine Vestas V90, le più grandi in Italia. Le spagnole CesaEolica e Iberdrola, e la danese Greentech - ha rivelato Liuzzi - sono altri esempi di prossimi investitori esteri in Italia. Non hanno ancora installato ma si stanno già muovendo sul nostro territorio».
Il tutto a favore di una ricaduta economica più che positiva tra i confini nazionali. «Se andiamo avanti con il trend di quest'ultimo periodo - ha aggiunto Liuzzi - la situazione sarà ancora più interessante con stime che si attestano su 700 MW all'anno di media».
Tanto più che l'eolico, afferma la Vestas Italia nel dossier che fotografa la situazione del vento nel nostro Paese, «ha dimostrato di essere una delle rinnovabili a maggior potenziale e per raggiungere gli obiettivi Ue di produrre il 25% di energia pulita entro il 2010 bisogna puntare sull'eolico che, a differenza del solare, delle biomasse e del piccolo idro, ha raggiunto una tecnologia matura ed è in grado di assicurare il raggiungimento, per tempi e costi, della produzione richiesta da qui a 4 anni».

Le fonti più diffuse in Italia, Grande Idro e geotermico, afferma ancora la Vestas, hanno raggiunto, dal canto loro, una saturazione.
E per raggiungere il 25% del target europeo, secondo un' analisi dell'Anev citata nel rapporto, l'Italia dovrà installare 8.000 MW, pari a una produzione di 16 TWh, circa il 5% della produzione italiana di energia elettrica.

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