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Palestina - Navi israeliane bombardano Gaza: strage di civili sulla spiaggia

Israele Palestina Gaza - Strage sulla spiaggia RAMALLAH - Si aggrava ulteriormente il bilancio della strage provocata ieri su una spiaggia di Gaza dall'esplosione di uno o più proiettili israeliani.
Mohammad Yussef Jneid, 29 anni, è morto infatti oggi in un ospedale di Gaza in seguito alle ferite riportate ieri sulla spiaggia di Al Sudanya, a nord di Gaza City. Altre sette persone, tutti membri di una stessa famiglia, fra cui tre bambini, sono state uccise ieri dall'esplosione. Almeno 30 persone sono state ferite. Il bombardamento è partito da navi israeliane che incrociavano al largo.

• Servizio di Francesco Cerri e Safwat al Khalout
GAZA - Le drammatiche immagini della piccola Huda Ghalia, una bella bambina bruna di sette anni, diffuse da ieri da molte televisioni, hanno commosso il mondo.
La piccola è stata ripresa mentre correva, disperata, sulla spiaggia maledetta di Al-Sudaniya pochi secondi dopo l' esplosione (o le esplosioni, le circostanze ancora non sono chiare) urlando «Papà Papà!». La corsa della bimba si è interrotta con un tuffo nella sabbia, e un pianto a dirotto vicino al corpo del padre, riverso a terra. Le immagini tv poi hanno mostrato sulla spiaggia un altro uomo, vivo ma sotto shock, con in braccio il corpo di una ragazza, che piangendo gridava «Musulmani, guardate!».
Ali Issa Ghalia, un agricoltore di 49 anni, aveva deciso ieri, nel giorno di riposo islamico del venerdì, di portare la famiglia al mare per un picnic. Una scelta maledetta. Un'ora dopo il loro arrivo ad Al Sudaniya, la terribile esplosione.
In un secondo la famiglia è stata distrutta. Sono morti il padre, la moglie Raeesa, 35 anni, e cinque loro figli: Haitham, un anno, il maschietto, Hanadi, 2, Sabrin, 4, Ilham, 15, Alia, 17. Solo Hadil, che giocava vicino al mare, è sopravvissuta alla strage. Un'ambulanza della mezzaluna rossa l'ha trasportata all'ospedale di Gaza. Ai giornalisti che l'hanno vista oggi ha detto solo, gli occhi ancora pieni di spavento: «non ho fatto in tempo a fare il bagno, il missile è arrivato prima».
La piccola Hadil ha dato oggi l'ultimo addio alla sua famiglia. Migliaia di persone hanno partecipato ai funerali dei Ghalia, a Beit Lahyia. «Non lasciatemi da sola!» ha urlato, mentre le salme dei suoi cari venivano calati nelle tombe, e decine di miliziani presenti sparavano per aria giurando vendetta contro Israele. La piccola è svenuta più volte. Le donne presenti l'hanno sorretta, bagnandole il viso con acqua e profumo.
«Papà, perdonami» ha pianto, dando un ultimo bacio al volto senza vita di suo padre, prima della sepoltura. «Era il loro primo giorno di mare quest'anno» ha raccontato, piangendo, la zia di Hadil, Nasreen Ghalia: «aveva portato i ragazzi a giocare: è il destino...». Sarà con ogni probabilità la zia Nasreen a prendersi cura della piccola ora, con il marito Ramadam. Ma l'avvenire di Nadil sarà posto anche sotto la protezione del presidente Abu Mazen e del premier Ismail Haniyeh. I due dirigenti palestinesi hanno fatto sapere oggi che si occuperanno personalmente del futuro della piccola Hadil.
Abu Mazen, in una conferenza tenuta questo pomerigio a Ramallah, ha denunciato come un «crimine contro l'umanità» israeliano la strage della spiaggia di Al Sudanya.
La maledizione della famiglia Ghalia, ha riferito oggi il quotidiano israeliano "Haaretz", ha purtroppo origini già antiche. Meno di due anni fa, già quattro parenti di Ali Issa erano stati uccisi da un colpo di artiglieria israeliano nella loro fattoria di Beit Lahia, a nord di Gaza City.

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