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«Proporrò al Parlamento l'amnistia», l'annuncio del ministro della Giustizia ai detenuti, «ma aspettate ad applaudire»

DetenzioneROMA - «Il mio impegno c'è». Detenuti in piedi che sventolano il tricolore e battimani a più non posso. Appena il ministro della Giustizia Clemente Mastella pronuncia la parola amnistia, nella rotonda del carcere romano di Regina Coeli esplode la gioia di chi spera. Dopo aver archiviato il caso Bompressi ed essersi scusato con la famiglia Calabresi per non averla avvertita anzitempo della grazia concessa dal presidente Napolitano all'ex di Lotta Continua, il neo Guardasigilli fa un altro passo avanti sul terreno di un atto di clemenza generalizzato. «L'amnistia non è un atto mio solitario - dice a un centinaio di detenuti che in occasione della festa della Repubblica sventolano il tricolore e si preparano a leggere le loro poesie premiate dalla figlia di Alcide De Gasperi, Maria Romana - Fosse stato così l'avrei già fatto. Evidentemente posso promuoverla e lo farò, non appena il Parlamento sarà nel pieno delle sue funzioni con l'istituzione delle commissioni parlamentari».

E giù applausi. Che però un prudente Mastella tiene a frenare, richiamando le parole del senatore a vita Giulio Andreotti, seduto accanto: «Applaudite dopo averla avuta l'amnistia. Il mio impegno c'è. La proporrò ma nessuno ipotechi» il tempo necessario. Servono infatti i due terzi dei voti delle Camere. Ma Mastella non manca di far notare che «anche da parte di autorevoli esponenti dell'opposizione ci sono state delle aperture». Per questo non è poi così tanto peregrina l'idea di trovare una rinnovata «unità nella diversità», vale a dire «unità sul fronte dell'amnistia e dell'indulto, e distinzione nell'azione politica». Il tema del dialogo è caro al Capo dello Stato, Napolitano, che poche ore dopo leggerà le parole di Mastella come l'auspicio a una ripresa del dialogo tra le forze politiche. E per fugare ogni dubbio, un imprimatur alle parole del Guardasigilli su amnistia e indulto arriva in serata da Palazzo Chigi: è una linea che «il premier Romano Prodi ha concordato con Clemente Mastella».
Detenzione
Al momento non è ancora chiaro, però, se sarà il governo a presentare un provvedimento di amnistia-indulto, oppure se appoggerà un proposta di iniziativa parlamentare. In ambienti del ministero della Giustizia si va notare che il Guardasigilli ha incaricato i suoi uffici di compiere una ricognizione sulle precedenti leggi (l'ultima amnistia risale al 1990), ma che al momento si è soltanto in fase di studio. Lo stesso Mastella è cauto in proposito: «ascolterò le forze politiche per vedere se ritengono che la strada debba essere parlamentare (in questo caso sarà il governo a concorrere), oppure se dovrà essere il governo ad avviare il processo (allora saranno le forze parlamentari a concorrere). Non ho motivi di egoismo e di vanità - aggiunge il Guardasigilli - l'importante è che si arrivi ad una conclusione operativa». In vista dell'insediamento delle commissioni Giustizia di Camera e Senato, il sasso nello stagno è stato lanciato. Su una parete della rotonda del carcere romano una targa di marmo ricorda la visita di papa Giovanni Paolo II nel luglio del 2000, in occasione del giubileo delle carceri. La richiesta che il pontefice fece, l'anno dopo, in Parlamento, per un atto di clemenza nei confronti dei detenuti cadde nel vuoto. Mastella lo ricorda. E ora ritiene giunto il momento di «umanizzare» la vita nei 207 istituti penitenziari dove si trovano oltre 61 mila detenuti, contro una capienza di 46mila posti (il tollerabile è di circa 62mila).

Le carceri italiane non sono state mai così sovraffollate da 15 anni a questa parte. «Come ministro della Giustizia sono più un ministro vostro di quanto non sia un ministro dei magistrati», dice Mastella ai detenuti. E giù applausi. Solo Andreotti ne riceve qualcuno di più , al ritmo di «Giulio, Giulio», quando dice: «i tempi siano maturi» per l'amnistia e l'indulto, ma - aggiunge - «bisogna vincere il pregiudizio di una opinione pubblica spesso frastornata».

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