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La biografia di Lorenzo Necci

Dalla chimica ai binari, dalle attese e dai fallimenti delle grandi alleanze nel campo dell'energia (Enoxy ed Enimont) alla poltrona della più grande azienda pubblica, trasformata in società per azioni: le Ferrovie dello Stato. La vita e la carriera di Lorenzo Necci, morto oggi in un incidente stradale in Puglia, si snodano lungo questo itinerario. Due stagioni, quella chimica e quella ferroviaria, hanno contraddistinto la sua lunga carriera.

Nato a Fiuggi nel 1939, due figli, l'ex amministratore delegato delle FS si era laureato in giurisprudenza, con una tesi in diritto amministrativo nel 1961 seguendo una vocazione che all'inizio della sua carriera lo ha visto al fianco di Massimo Severo Giannini, quale suo assistente, e che poi gli è rimasta, nella comunità finanziaria e imprenditoriale italiana dove veniva indicato come "avvocato", un appellativo che ha condiviso con Giovanni Agnelli.

Abbandonata la professione a metà degli Anni Sessanta, Necci mosse i primi passi nella società belga Sofina che gli affidò mansioni nel settore legale e finanziario, con particolare riferimento a trattative internazionali. In quegli anni Necci ricoprì numerosi incarichi nelle società di progettazione e costruzione di impianti petroliferi.
Alla fine degli Anni '60 per Necci si aprì una nuova strada nella sua carriera: abbandonata la Sofina si mise "in proprio" e, in compagnia di altri dirigenti, fondò una nuova società di ingegneristica e progettazione, la Tpl italiana.

Nel 1975 approdò poi nel pianeta Eni, con l'ingresso nella giunta del "cane a sei zampe". Politicamente legato, allora, all'area repubblicana (ha ricoperto la carica di membro della direzione del Pri), Necci conquistò nuovi consensi all'interno del gruppo petrolifero, fino a divenirne, nel 1981, responsabile del progetto chimico, con la presidenza di Enichimica.
Il capitolo "chimica" nella carriera dell'ex manager pubblico si arricchì poi con la nomina alla presidenza di Enoxy, la joint venture Eni-Occidental petroleum costituita nell'81 e sciolta dopo una breve vita. Fallito il matrimonio, a Necci si prospettò una nuova opportunità quando l'Eni guidato da Franco Reviglio portò avanti con la famiglia Ferruzzi l'ambizioso progetto comune nella chimica. Chiamato poi alla presidenza di Enichem, Necci passò a quella dell'Enimont, partecipando attivamente - fin dalle prime trattative - all'accordo Eni-Montedison. L'idillio, però, durò poco e Necci si dimise in seguito ai violenti contrasti insorti tra gli azionisti nel febbraio del '90.

Necci dopo qualche mese venne così chiamato alla poltrona delle Ferrovie dello Stato, travolte dallo scandalo delle lenzuola d'oro della gestione Ligato e logorate dalla energetica cura dell'amministratore straordinario Schimberni: alle ferrovie serviva un manager pubblico in grado di riportare serenità, di guidare il ritorno alla normalità e di gestire la stagione del rilancio. Un triplice obiettivo.
Nominato Cavaliere del lavoro nel '91, Necci l'anno dopo con la trasformazione in società per azioni delle FS, ne divenne amministratore delegato. Carica che ricoprì fino alla metà del 1996 quando, travolto da vicende giudiziarie che lo portarono anche in carcere (due mesi di detenzione dal 16 settembre del '96 al novembre dello stesso anno e poi, agli arresti domiciliari), Necci lasciò la guida delle FS a Giancarlo Cimoli.

Commentando le sue vicende giudiziarie che lo hanno visto indagato per corruzione, per reati contro la pubblica amministrazione a danno delle Ferrovie e poi anche nell'inchiesta perugina sulla Tav della fine dello scorso decennio, Necci - condannato per corruzione nella vicenda delle gare d'appalto per lo scalo milanese di Fiorenza - in un'intervista di qualche anno fa, parlò di «un complotto». «Mi convinco sempre di più di essere stato vittima non solo della sorte ma di un vero complotto: un'operazione che ha avuto la conseguenza di arrivare alla mia enucleazione chirurgica dalla vita pubblica. Sembra proprio una manovra, potrei dire con un eufemismo, di organizzazioni trasversali o di apparati», spiegò l'ex manager.

Negli ultimi anni Necci si era iscritto al Nuovo Psi di Gianni De Michelis ed era stato coordinatore della Commissione per le infrastrutture, i servizi e la logistica.

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