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De Masi: le rate frutto del consumismo che ha ucciso la cultura contadina

ROMA - L'Italia non ha più difese dal dilagante fenomeno del consumismo perchè non è più al riparo dagli insegnamenti della cultura contadina, dai precetti della morale cattolica e dai modelli di vita dell'ideologia marxista. E' per questo che gli italiani, di ogni estrazione sociale, sono diventati vittime del consumismo e, di conseguenza, possibili prede del nuovo pauperismo.
La pensa così il sociologo Domenico De Masi che commenta i dati dell'ultimo rapporto Istat sulle difficoltà delle famiglie italiane a far fronte al pagamento delle rate, cui si ricorre sempre di più per gli acquisti.

«E' la società consumista che tende a far indebitare le famiglie perchè ci induce a spendere, non i soldi che abbiamo, ma quelli che pensiamo di avere in futuro. Ma per rinviare i pagamenti nel tempo, dobbiamo sperare che il nostro reddito resti quello che è attualmente. E purtroppo non è sempre così» premette De Masi, sottolineando quante possano essere le cause di improvvise cadute di reddito, e non solo quelle dovute alla perdita del lavoro. «L'Italia, però, è arrivata tardi al consumismo» afferma il sociologo sostenendo che a difenderci è stata «la cultura contadina» che ci ha insegnato a non dormire tranquilli sino a dopo il raccolto, a non spendere mai prima di avere in mano il frutto del nostro lavoro. «E' una mentalità che in Italia si è saldata a quella della cultura cattolica e per un altro aspetto a quella marxista, e che ci aveva messo al riparo dal consumismo». Poi, da subito dopo la guerra, «ci siamo messi a spendere come gli americani. Anche i comunisti italiani non è che imitassero la Russia».

«Nonostante ciò noi siamo in Europa uno dei paesi meno indebitati» ricorda il professore, ordinario di sociologia del lavoro alla Sapienza di Roma, secondo il quale «le conseguenze di questa recente innamoramento per il consumismo le stiamo pagando ora». «Se il 9% della popolazione italiana non riesce a pagare le bollette di luce, acqua e gas, vuol dire che ci sono quasi 5 milioni di famiglie che sono in difficoltà. E questo vale ancora di più per il Meridione. E' chiaro - continua il sociologo - che in una popolazione gli sciagurati ci sono ovunque e che ci sia una parte degli italiani che si indebita perchè sventata. Ma c'è tutta un'altra quota di cittadini che si trova in questa situazione perchè è entrata di colpo nel nuovo pauperismo. Penso ad esempio a quei manager che si sono indebitati per una spesa e che improvvisamente vengono licenziati».

Per il docente, tuttavia, questo è il risultato di un modello di riferimento che, soprattutto negli ultimi anni, è stato presentato come vincente: «ma ci sono tante altre cose molto più importanti per cui gli Usa dovrebbero essere imitati: l'organizzazione e lo stato delle Università, ad esempio». Mentre ce ne sono altre che ci dovremmo tenere ben strette: «anche noi, a nostra volta, abbiamo cose migliori degli americani. Mi viene in mente l'offerta nella sanità o anche i nostri atteggiamenti di apertura, nell'accoglienza degli immigrati».

Per De Masi, infine, un'influenza in questi atteggiamenti può arrivare anche dalle politiche di governo. E non solo come invito a consumare per rilanciare l'economia. «Ancora non sappiamo questo nuovo governo come si comporterà ma sicuramente quello precedente ha avuto questo, come modello di riferimento» sostiene De Masi. «Negli ultimi anni - conclude - l'imitazione di comportamenti consumistici per una parte del paese è stata esplicita».

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