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Case come fortini e donne a capo di clan

ROMA - Molti degli arresti e perquisizioni in cui sono impegnati gli investigatori della Polizia di Stato a Bari sono state eseguite nelle roccaforti del clan Capriati, dove i luoghi di dimora degli arrestati sono dei veri e propri fortini presidiati da telecamere a circuito chiuso e difesi da porte ed infissi blindati.
Tra gli arrestati anche il capo del clan Antonio Capriati e 10 donne considerate dagli inquirenti organicamente inserite nella cosca con ruoli e compiti ben definiti, tra cui la continuazione, nei periodi di detenzione dei compagni, degli interessi dell' organizzazione criminale.
Il coordinamento delle donne del clan era affidato alla moglie del boss Antonio Capriati, che curava anche la cassa della cosca.
Secondo quanto emerso dalle indagini il controllo di ogni zona era affidata ad un fedelissimo del boss. In queste zone l'organizzazione imponeva il pagamento del pizzo agli esercizi commerciali, era dedita all'usura e al traffico di droga.
La grande disponibilità di armi aveva permesso al clan Capriati di imporsi nei confronti al clan rivale Strisciuglio, che era stato già disarticolato da precedenti operazioni di polizia. Il gruppo Capriati è uno dei più importanti della Puglia e pur rimanendo autonomo ha agito con le più forti consorterie della Sacra Corona unita pugliese, il capo Clan Antonio Capriati è stato iniziato al crimine da Raffaele Cutolo. Il clan ha attività nel traffico di droga nelle estorsioni e nell'usura, il capo clan Capriati è stato indagato anche per l'incendio al teatro Petruzzelli di Bari.

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