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Berlusconi: in piazza contro la sinistra - Fini e Casini stemperano i toni. Il segretario Ds Piero Fassino: fa la voce grossa per farsi coraggio

ROMA - La minaccia della piazza, ipotizzata dall'ex premier Berlusconi contro «l'odio dei signori della sinistra», non spaventa l'Unione che accoglie tra sarcasmo e ironia l'uscita del leader dell'opposizione. E gli alleati Fini e Casini, pur non smentendo il Cavaliere e tenendo alti i toni contro la maggioranza, edulcorano le sue parole, evidenziando il valore democratico e pacifico di eventuali manifestazioni della Cdl.
L'Unione, che più volte nella passata legislatura è scesa in piazza contro le riforme del governo Berlusconi, è attenta a fare un distinguo: liquidare come sparata elettorale la proposta del presidente azzurro senza delegittimare le manifestazioni di piazza. «Berlusconi - sostiene il segretario Ds Piero Fassino - fa la voce grossa per farsi coraggio, come i bambini che, avendo paura del buio, alzano la voce per cercare di tremare un po' di meno: ma questa non mi pare sia una linea politica». Se per Fassino è un problema di mancata elaborazione del lutto elettorale, per Rutelli l'uscita del Cavaliere non merita che ironia: «Saremo felici se ci sarà una parte di cittadini in più che scenderanno in piazza, nel senso di visitare le bellezze del nostro Paese e magari anche entrare nei musei».
Non pare affatto spaventato neanche chi, come il senatore a vita Andreotti, di piazze minacciose se ne intende. «La minaccia della piazza mi spaventava 50 anni fa...», sostiene il Divo Giulio, convinto che i toni di Berlusconi siano legati al clima elettorale e che poi «il surriscaldamento finirà». Distinguono tra piazza e piazza i Verdi e il neoministro Di Pietro. «Portare in piazza i cittadini per scioperare - spiega il leader Idv - è un diritto, come è un diritto manifestare la propria opinione. Si tratta di democrazia. Portare in piazza contro le istituzioni è invece un reato». La linea del muro contro muro, sventolata oggi a Napoli da Berlusconi, trova d'accordo gli alleati, anche se l'unico a sposare in pieno la minaccia del Cavaliere è il leghista Calderoli per il quale, se sarà negata la verifica del voto, «la gente scenderà in piazza e si cercherà di ottenere così le risposte che il Palazzo non vuol dare». Preferisce battere sulla riconta delle schede da parte della giunta per le elezioni, da giorni tormentone del leader azzurro, il leader di An Gianfranco Fini, per il quale «con un risultato diverso da quello che ha portato Prodi al governo per il centrosinistra scatterebbe lo "sfratto esecutivo immediato"». Ma il leader di An sostiene che «il centrodestra deve fare opposizione in Parlamento», mentre «quando ci saranno manifestazioni della destra non succederà come per la sinistra con incidenti e violenze». E anche la terza punta della Cdl, l'ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini, normalizza il significato della piazza: «Quando si scende in piazza civilmente, composti e senza maleducazione, allora questo fa parte della democrazia». E non maschera lo scetticismo anche l'ex segretario Marco Follini che invita a liberarsi quanto prima «della sindrome della piazza». «I girotondi lasciamoli al centrosinistra che ne è specialista», consiglia l'esponente centrista.

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