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L'intervento del presidente del Consiglio, Prodi, all'assemblea annuale di Confindustria

Romano Prodi ROMA - La prima volta di Romano Prodi da presidente del Consiglio con gli imprenditori non è proprio all'insegna del feeling più caloroso. Il nuovo premier e gli industriali sembrano prendersi le misure, nel primo incontro pubblico, del quale l'assemblea annuale di Confindustria ha offerto l'occasione pochi giorni dopo la formazione del governo. Stringato, sobrio e senza cercare di strappare gli applausi, l'intervento di Prodi che promette: «Alle imprese ci impegniamo a dare molto e chiederemo molto». E invita gli imprenditori a riavviare la concertazione e a non sottovalutare l'importanza della coesione sociale.
Più che misurata, la platea che non sembra fare aperture di credito e interrompe l'intervento del presidente del Consiglio con tre brevi applausi. Intanto, arriva a fine mattinata la notizia della messa in osservazione del debito italiano da parte dell'agenzia di rating Fitch per un possibile declassamento. «Non una bella notizia», commenta Prodi uscendo dall'assemblea di Confindustria, assicurando al più presto una strategia che tranquilizzi i mercati.
Agli imprenditori Prodi propone una nuova fase di collaborazione, una intesa strategica comune. E li invita, nell'ambito del progetto di rilancio dell'economia italiana che assicura di voler avviare coinvolgendo l'opposizione, a riappropriarsi di un ruolo «trainante», perché l'idea di un'economia post industriale «non ha alcun fondamento economico» e senza un'industria forte anche il terziario muore.
Senza lanciare allarmismi, Prodi ribadisce però che, sul fronte dei conti pubblici, «le tendenze sono peggiori del previsto ad ogni revisione» e che le risorse sono scarse: basandosi su queste, però, bisogna far ripartire il Paese. Dunque, no a una politica dei due tempi (prima il risanamento, poi la crescita) che il Paese non può permettersi. E l'intervento del governo («un governo che si assumerà le proprie responsabilità nella gestione delle risorse»), si concentrerà lungo quattro direttrici: infrastrutture, ricerca, concorrenza e semplificazione amministrativa. L'importante è stabilire il quadro di regole comuni, questo è il compito della politica: «Alcune vanno rispettate, altre modificate, altre ancora scritte». E si tratta di regole che rispondono e profili, etici, finanziari, economici.
Alle imprese Prodi conferma l'impegno a tagliare il cuneo fiscale, per aiutarle a riacquisire capacità competitive. Ma l'operazione sarà fatta in una logica «di scambio trasparente con le imprese - avverte il premier - perché l'obiettivo è eliminare la convenienza del lavoro precario». Per Prodi la concertazione resta essenziale: «Gli industriali e tutte le parti sociali devono essere interlocutori forti, responsabili e autonomi del governo». Così come essenziale è conservare la coesione sociale, «anche se su questo punto abbiamo forse opinioni diverse», dice agli imprenditori.
Un'assicurazione anche sulla presenza dello Stato nell'economia: «Non anteporremo gli interessi, pur legittimi, dello Stato azionista in alcune imprese a quello di procedere sulla strada della concorrenza e del mercato». L'Italia comunque «ce la può fare», incoraggia Prodi nelle sue conclusioni, ha gli uomini e le idee per farlo e il governo non lascerà sole le imprese. Al premier la platea riserva un applauso di cortesia. La reazione degli industriali è di attesa, nessuna cambiale in bianco. «Un giudizio su Prodi? Vedremo cosa accade...», è la laconica risposta del vicepresidente di Confindustria Andrea Pininfarina.
Carmen Carlucci

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