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Il gen. Filiberto Cecchi: almeno 800 militari italiani resteranno a Nassiriya, dopo la conclusione di Antica Babilonia, per la sicurezza della missione civile

ROMA - Almeno 800 militari italiani resteranno a Nassiriya dopo la conclusione di "Antica Babilonia" per proteggere la nuova missione civile. La stima è del capo di Stato Maggiore dell'esercito, generale Filiberto Cecchi, secondo cui la zona di Dhi Qar è ancora caratterizzata da tensioni e dunque una presenza civile nell'area dovrà essere protetta da un'adeguata cornice di sicurezza fornita da un consistente schieramento delle forze armate italiane.
MERCOLEDI' CONFRONTO D'ALEMA-PARISI SU CALENDARIO RITIRO - L'appuntamento per avviare il confronto politico sul calendario del ritiro dei militari italiani è fissato a dopodomani tra i ministri degli Esteri, Massimo D'Alema e della Difesa, Arturo Parisi. Intanto, però, dal mondo delle forze armate arrivano alcune indicazioni utili alle decisioni che il Governo dovrà prendere: il ritiro del contingente non potrà avvenire in meno di 60-80 giorni e la missione civile avrà bisogno di un robusto contingente militare a protezione.
60-80 GIORNI PER RIENTRO CONTINGENTE - Il calendario fissato dal precedente Governo prevede che entro giugno prossimo il contingente passi dalle attuali 2.600 a 1.600 unità; la conclusione della missione è stabilita entro la fine dell'anno. D'Alema e Parisi potrebbero decidere di anticipare i tempi. In questo caso, fa presente il generale Cecchi, dal momento in cui viene dato l'ordine di ritiro, passeranno non meno di 60-80 giorni perchè questo possa concludersi. Infatti, spiega l'alto ufficiale, «il nostro contingente in Iraq dispone di 300 mezzi di varia natura, più una massa notevole di equipaggiamenti e sistemi d'arma, pertanto è necessario considerare i tempi per il caricamento delle navi e degli aerei che saranno utilizzati per i trasferimenti».
AVVICENDAMENTO BRIGATE IN CORSO - In questi giorni è in corso l'avvicendamento tra la Brigata Sassari, a Nassiriya da fine gennaio e la Garibaldi, che sta subentrando. «Se il Governo vuole chiudere la missione - osserva il generale Cecchi - l'avvicendamento tra le brigate risulterebbe abbastanza inutile, fermo restando che una parte della brigata è comunque già in avvicendamento. Sulla base della decisione di Governo e Parlamento, decideremo la formula migliore per evitare sprechi inutili».
800 MILITARI PER FUTURA MISSIONE CIVILE - E' stato proprio il ministro D'Alema, due giorni fa, a spiegare che nei prossimi giorni partirà il piano per ridefinire il carattere della presenza italiana in Iraq, che diventerà civile. Ma la missione civile non potrà fare a meno di un'adeguata presenza militare. Infatti, ricorda il capo di Stato Maggiore dell'esercito, «la situazione in Iraq ed anche nella provincia di Dhi Qar è caratterizzata ancora da forti tensioni e da un certo livello di conflittualità. Pertanto, ci vuole una componente sufficiente a potere garantire la sicurezza del personale che opererà nei settori civili». Il numero, aggiunge, «non è stato ancora definito nel dettaglio, ma io ritengo che grosso modo, sulla base della pianificazione sinora esperita, ci vogliano intorno agli 800 militari». Dovrà essere considerata prioritaria, secondo il capo di Stato Maggiore dell'esercito, «la sicurezza del personale civile e militare che resterà in loco; quindi la componente militare sarà calibrata su queste esigenze».
LINEE FUTURO PRT GIA' DEFINITE - Intanto, a Nassiriya si sta lavorando al Prt italiano, cioè il Team di ricostruzione provinciale che dovrebbe subentrare alla missione militare in corso, secondo quanto stabilito dal precedente Governo. Il nuovo esecutivo potrebbe cambiare tempi e modalità del programma, ma per ora è prevista nella prima decade di giugno l'inaugurazione del Prt, che sarà guidato da Ugo Trojano, funzionario della Farnesina; a metà dello stesso mese il Team acquisirà la piena operatività. A Nassiriya, nella base del contingente italiano, sono presenti da giorni 7 italiani, uomini e donne, che si occuperanno dei vari settori di ricostruzione. Il primo progetto importante è stato definito: si tratta di costruire una sottostazione elettrica (con fondi interamente italiani) che possa risolvere i cronici problemi di approvvigionamento di elettricità che affliggono Nassiriya.

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