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Donne ed informazione nel Mediterraneo: che la loro voce si alzi più forte

donne afghane in burqaBEIRUT - E' quasi un coro. La voce delle donne si deve levare più forte, più chiara, perchè 'la metà del cielo' è ancora troppo inascoltata e trascurata. Il Convegno sulle donne e l'informazione nel Mediterraneo, organizzato da ANSAmed e AIWA (Arab Italian Women Association), si è aperto oggi a Beirut con un appello a dare alla donna il ruolo che le spetta e che è necessario per fare «un mondo migliore».
Giornaliste italiane e arabe per due giorni discuteranno nella capitale libanese sui problemi, e i modi per risolverli, della donna nel mondo dell'informazione, in un momento di grandi sfide politiche e culturali.
La voce delle donne troppo a lungo è stata trascurata nel mondo e nell'area cruciale del Mediterraneo «è ormai tempo che si senta forte», ha detto il presidente dell'ANSA ambasciatore Boris Biancheri, nel breve discorso di apertura del Convegno.
«Con la voce delle donne, il mondo e il Mediterraneo saranno un luogo migliore in cui vivere», ha concluso l'ambasciatore, «Le donne nei media ricoprono un ruolo chiave per lo sviluppo della democrazia», ha detto il ministro dell'Informazione libanese Ghazi Aridi, che ha ricordato, citando la giornalista di LBC TV (Lebanon Broadcasting Corporation) May Chidiac sfuggita ad un attentato sei mesi fa e costretta a rifugiarsi a Parigi, i rischi in cui incorrono nella loro professione.

Una democrazia alla quale le donne non partecipano è solo una «mezza democrazia», ha detto la deputata Gilberte Zouein, responsabile della commissione sulla donna.
Ma il convegno non si dovrebbe limitare ad analizzare le questioni, bensì fare anche passi concreti, ha detto Ghinwa Jalloul, prima donna deputato a Beirut, nella lista di Rafiq Hariri. Jalloul, sposata con tre figli, ex docente di informatica all'Università americana di Beirut, è una delle sei donne su 128 parlamentari e «l'unica che non viene da una famiglia di politici... già questo dice molto sulla condizione della donna in Libano». Per migliorare la situazione, Jalloul ritiene che le donne nell'informazione debbano diventare protagoniste, perchè sono le uniche che possono parlare con forza delle donne e dei loro problemi.
Sulla necessità di dare un seguito pratico al convegno, ha parlato anche l'amministratore delegato dell'Ansa Mario Rosso, presentando l'apertura dei dibattiti. La partecipazione delle donne nell'informazione nel Mediterraneo deve dare una risposta alle esigenze di cambiamento, ha detto Rosso, che ha ipotizzato nuove iniziative editoriali dedicate solo alle donne, come anche un portale.
Mentre Tiziana Ferrario, del TG1, per una migliore conoscenza reciproca nell'ambito di una partnership mediterranea ha proposto una sorta di «banca dati», che raccolga specificatamente informazioni su donne esperte in diversi settori, o anche uno spazio nel sito di ANSAmed dove le donne possano parlarsi, tenersi in contatto.
Il ministro Gharid, ringraziando ANSAmed e l'AIWA, per aver organizzato il convegno a Beirut, ha ricordato che proprio a pochi metri dall'Hotel in cui si svolge la riunione, è stato assassinato lo scorso anno l'ex premier Rafiq Hariri, un «grande martire».
Alla conferenza - patrocinata dal ministero degli Esteri, dal ministero delle Pari Opportunità, dal ministro dell'Informazione libanese, dalla delegazione della Commissione europea in Libano e con la collaborazione dell'Istituto Italiano di Cultura di Beirut - partecipano diverse giornaliste dei Paesi del Mediterraneo, come la libanese Gisele Khoury, star della televisione Al Arabiya, con sede a Dubai, l'egiziana Rola Kharsa, Ferai Tinc, editorialista del quotidiano turco Hurriyet, Irene Lozano, una delle firme di punta dello spagnolo Abc, e Barbara Serra, anchorwoman italo-britannica che è il volto nuovo della televisione del Qatar Al Jazira in inglese. Sono presenti anche le giornaliste italiane Giovanna Botteri, Tiziana Ferrario, Carmen Lasorella, Mimosa Martini, Lucia Pozzi, Marina Valensise, Chiara Valentini, Cecilia Zecchinelli e Augusta Drioli.

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