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Stop alla devolution e niente lezioni sul terrorismo, Prodi all'attacco chiede la fiducia in Senato

Romano ProdiROMA - E' durato mezzora nell'Aula di Palazzo Madama l'intervento di replica del presidente del Consiglio Romano Prodi in vista della fiducia in programma per il primo pomeriggio. La Casa delle libertà è rimasta immobile dai banchi dell'opposizione e non ha salutato con un applauso nemmeno il riferimento del premier alla necessità di riformare la legge elettorale di comune accordo. Al contrario, i senatori dell'Unione hanno salutato con lungo e caloroso applauso la fine dell'intervento del premier, anche se si sono mostrati decisamente tiepidi nel battimani scaturito quando Prodi ha parlato della indispensabilità di un provvedimento normativo per assicurare le quote rosa nell'ambito degli incarichi di governo.
Subito dopo sono iniziate le dichiarazioni di voto finali, avviate dal senatore eletto all'estero, Luigi Pallaro, che ha fatto il suo esordio, visibilmente emozionato, come oratore nell'Aula di Palazzo Madama.

Aprendo la replica nell'aula del Senato, il premier Romano Prodi ha ringraziato tutti i senatori per il «dibatitto lungo e interessante». «Ho segnato 65 interventi di maggioranza e opposizione che hanno toccato tutti gli aspetti del mio discorso programmatico», ha detto il presidente del Consiglio. «E' stato - ha ribadito Prodi - un dibattito sereno e approfondito che fa onore alla nostra democrazia».

SUL TERRORISMO NON ACCETTO LEZIONI
«Bisogna essere chiari: sul terrorismo non accettiamo lezioni da nessuno. Come presidente della Ue, io ho contribuito a creare una serie di rapporti dettagliati, profondi, trasparenti e seri con gli Usa per la lotta al terrorismo e su questi dobbiamo basarci».
Ci hanno detto che non mangeremo il panettone di Natale, che questa maggioranza è debole. Io dico che ha ragione Cossiga che ha citato ieri Churcill. Noi abbiamo un bicameralismo, abbiamo la maggioranza nella due camere e questa maggioranza sarà compatta e coesa». Romano Prodi, in un passaggio della sua replica in Senato per il voto di fiducia, ribadisce il suo ottimismo e, ai contestatori dell'opposizione si limta a rispondere: «lo vedremo tra un paio d'ore...» riferendosi proprio al voto di fiducia.

NETTA SEPARAZIONE TRA AFFARI E POLITICA
Tornando sul tema dell'etica, nel corso della replica in aula al Senato, Romano Prodi chiede una netta separazione tra affari e politica, perchè solo in questo modo è possibile quella «trasparenza» senza la quale non «ci saranno investimenti» e rapporti con altri paesi. Il premier dice che nel discorso programmatico «ho dedicato una riga al calcio perchè è una metafora importante del nostro paese» che non deve essere «sottovalutata». Ma l'etica, sottolinea Prodi, «entra in ogni aspetto della vita». «Se non c'è separazione tra la politica e il mondo degli affari e tra gli affari e la politica, non ci sarà mai un'etica del Paese», avverte il professore ricordando che «la trasparenza» è la condizione essenziale per lo sviluppo.

UN PORTAFOGLIO PER LA BONINO
«I ministri avranno il portafoglio successivamente perchè quando si spacchetta o si unisce un ministero il portafoglio viene dato dopo. Il vero problema è che sono sei le donne ministro ma mi ero impegnato per otto: per questo darò il portafoglio alla Bonino». Lo ha detto il presidente del Consiglio Romano Prodi giungendo al Senato. Prodi ha aggiunto che «questa è la realtà, è la situazione dei partiti di oggi. Non mi hanno proposto un numero di donne da poter arrivare a otto». «Ho chiesto scusa a tutti con serenità, ma sei ministri donne ci sono e sei sono più delle due del governo precedente». «Devo però ribadire - ha aggiunto il Professore - che o noi introduciamo delle quote precise, oppure non riusciremo mai a raggiungere questo obiettivo. Credo che la situazione sia matura per questo». Però, «è una decisione che non spetta al Governo, ma al Parlamento», ha aggiunto Prodi, ribadendo la sua «chiara» convinzione che occorre «un passaggio obbligatorio perchè il Paese prenda abitudini diverse rispetto a quelle che ha e si adegui all'evoluzione di tutti i Paesi europei».

UN BLOCCO ALLA DEVOLUTION
«Tra poco più di un mese avremo un referendum sulla costituzione, io credo che quel cambiamento costituzionale debba essere bloccato, i motivi già li abbiamo spiegati in mille modi». Romano Prodi parla di riforme in sede di replica al dibattito sulla fiducia al suo governo, annuncia che saranno necessarie modifiche ma spiega anche che su questo servirà un dialogo con la minoranza. «Come tutte le Costituzioni credo che anche la nostra abbia bisogno di revisioni e aggiornamenti. La nostra è una splendida Costituzione ma serve un aggiornamento come è naturale».
Sulla riforma costituzionale e sulla legge elettorale, poi, Prodi ripete: «io intendo che non si facciano cambiamenti se non con un dialogo approfondito e ampio con l'opposizione».

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