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«Chi» è Antonio Di Pietro

ROMA - Nato il 2 ottobre 1950 a Montenero di Bisaccia (CB), è l'uomo simbolo di quella stagione politica che va sotto il nome di «Tangentopoli». Antonio Di Pietro, il nuovo ministro delle Infrastrutture, ex poliziotto e magistrato, è stato il protagonista di anni difficili.
Difficile pensare che un uomo di umile estrazione come lui, costretto ad emigrare in Germania per trovare lavoro stesso tempo, potesse diventare l'ago della bilancia di un'intera nazione, il grimaldello con cui il sistema giudiziario ha disintegrato una classe politica che resisteva inchiodata alla poltrona da decenni. Nel 1973 torna in Italia e sposa Isabella Ferrara, che gli darà Cristiano, il primo figlio. Nel 1979 Di Pietro consegue la lurea in Giurisprudenza. Nel 1981 la scelta che gli cambierà la vita e che cambierà il corso del Paese: vince il concorso in Magistratura e, dopo un breve periodo presso la Procura della Repubblica di Bergamo, passa alla Procura di Milano in qualità di Sostituto Procuratore, specializzato nei reati informatici e nei crimini contro la Pubblica Amministrazione. Forte del consenso popolare, decide di lasciare la magistratura e di entrare in politica. A Milano rimane fino al 6 dicembre 1994 quando, a conclusione dell'ultima sua requisitoria nel processo Enimont, si toglie la toga, si rimette la giacca e chiude la sua carriera di magistrato. Di Pietro comincia a muoversi nell'agone politico da battitore libero, ma qualcuno cerca di infangare la sua immagine. Esce indenne da accuse di corruzione e concussione, così come da varie polemiche strumentali. Nel 1996 Romano Prodi vince le elezioni e Di Pietro diventa ministro dei Lavori Pubblici. Dopo pochi mesi è però costretto ad abbandonare il dicastero perchè indagato a Brescia nell'ambito dell'inchiesta sul banchiere Pacini Battaglia. Prosciolto torna in politica nel novembre 1997. L'Ulivo lo candida nel collegio del Mugello, lasciato vacante dal sociologo Pino Arlacchi, delegato presso l'ONU. Antonio Di Pietro vince con quasi il 68% dei voti. Il 21 marzo 1998 presenta il movimento «L'Italia dei valori».
Raccoglie l'adesione di alcuni parlamentari ed aderisce al gruppo misto. Nelle elezioni europee del 1999 Prodi fonda la «Lista dell'Asinello», facente parte della più ampia coalizione dei Democratici, e Di Pietro decide di aderirvi. La formazione ottiene il 7,7% ma nel 2000 l'ex magistrato se ne va per contrasti insanabili con il segretario Arturo Parisi. L'ex PM torna dunque a muoversi in piena libertà nelle acque sempre caotiche e incerte della politica italiana.
Per le elezioni del 13 maggio 2001 non si schiera con nessuno dei due poli ed annuncia una battaglia durissima in nome delle legalità e della democrazia. Arriva al 3,9% e per un soffio non entra in Parlamento. Prodi, in vista delle elezioni politiche del 2006, lancia l'idea delle consultazioni primarie per la scelta del candidato premier. Il progetto va in porto, le primarie si organizzano e Di Pietro presenta subito la sua candidatura. Le primarie si sono svolte il 16 ottobre 2005 con sette candidati: Di Pietro è arrivato quarto, raccogliendo 142.143 voti (il 3,3% dei consensi), alle spalle di Romano Prodi, che ha ricevuto l'investitura di candidato premier della coalizione, di Fausto Bertinotti e Clemente Mastella. Alle elezioni del 9-10 aprile 2006 si presenta come il leader dell'Italia dei Valori nella coalizione dell' Unione di Romano Prodi conquistando la percentuale del 2,3% alla Camera.

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