Lunedì 17 Dicembre 2018 | 03:29

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Le reazioni politiche: divisa la Cdl

ROMA - La Cdl si divide sul discorso al Parlamento di Giorgio Napolitano, presidente della Repubblica eletto senza i voti del centrodestra. L'Udc apprezza lo sforzo del primo capo dello Stato ex comunista di dare un'impostazione bipartisan alle proprie parole; così pure Gianfranco Fini e gli uomini di An a lui più vicini, mentre la pancia del partito non è sembrata troppo entusiasta; la critica aperta arriva da Forza Italia, contrariata perchè Napolitano non ha fatto alcun riferimento all'opera del governo Berlusconi. Divisioni fotografate plasticamente anche dagli applausi concessi al nuovo inquilino del Quirinale solo da una parte dei banchi del centro destra. Altrettanto significativa è stata poi l'assenza dei parlamentari della Lega, che ha convocato la riunione del Consiglio federale a Milano esattamente in concomitanza con la cerimonia romana. L'unico commento leghista arriva perciò da Maroni: «Un discorso deludente, poche luci e molte ombre».
Già al primo applauso, quello che saluta il giuramento di Napolitano da presidente, la Cdl mostra un diverso approccio all'evento. L'Udc partecipa, come una metà dei parlamentari di An e una parte minore di quelli di Forza Italia. Una volta iniziato il discorso arriva subito una reazione di gelo quando Napolitano cita la Resistenza; ma non appena egli ne ricorda «le zone d'ombra e le aberrazioni» scatta il contro-applauso. Tutta la Cdl manifesta il proprio apprezzamento quando Napolitano ringrazia le Forze Armate, quando saluta il Papa e quando ricorda il ruolo sociale che va riconosciuto alla Chiesa cattolica. Infine, l'applauso arriva anche all'ultima battuta, quando Napolitano dice di voler essere il presidente di tutti.
All'uscita si ripete il diverso apprezzamento da parte dei partiti del centrodestra: «Un ottimo discorso», dice il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini. «Un presidente garante di tutti e non solo di una parte, che ci ha fatto piacere», aggiunge il segretario Lorenzo Cesa. E Marco Follini commenta: «E' il primo filo di un tessuto istituzionale che in questa legislatura dovremo essere capaci di cucire assieme».
Dentro An si registra invece una sfumatura tra il presidente Fini e una parte del suo partito. Il leader non commenta le parole del capo dello Stato, ma apprezzamenti arrivano da alcuni degli uomini a lui più vicini, a partire dal portavoce Andrea Ronchi, che parla di «un discorso equilibrato». E il vicepresidente dei senatori Domenico Nania rivolge a Napolitano «i più fervidi auguri di buon lavoro». La «pancia» di An, invece, esprime alcune riserve, pur apprezzando l'impegno a voler essere il presidente di tutti e alcune aperture. Ignazio La Russa sottolinea di aver applaudito non le idee ma le citazioni di Napolitano («i soldati italiani caduti, il Papa, le ombre della Resistenza»); Roberto Menia definisce con sufficienza l'allocuzione al Parlamento «un banale bignamino della Costituzione»; mentre per Maurizio Gasparri «è mancato un colpo d'ala e il discorso del presidente Napolitano è segnato dal suo percorso politico». Le reazioni più critiche arrivano comunque da Forza Italia. Il presidente dei senatori Renato Schifani definito «apprezzabili» alcuni passaggi, ma subito mette in guardia il nuovo inquilino del Colle a non nominare nuovi senatori a vita vicini all'Ulivo, come a voler sottolineare lo scetticismo verso le sue promesse bipartisan. Per il suo collega alla Camera Elio Vito, il discorso «è stato deludente» anche per il mancato ringraziamento al governo Berlusconi. Su questo c'è una vera sollevazione di alcuni parlamentari azzurri, guidati dall'ex sottosegretario Elisabetta Alberti Casellati e da Ombretta Colli: «E' una vergogna - dice la prima - gliel'ho gridato ma l'applauso non ha fatto sentire la mia voce». Altri esponenti di Forza Italia storcono il naso giudicando troppo di sinistra il discorso di Napolitano: «Un discorso dal sapore quasi programmatico, legato più alla politica attiva che all'alto profilo istituzionale che il Presidente della Repubblica deve esprimere», commenta il vice-capogruppo alla Camera, Antonio Leone; e commenti analoghi arrivano da Francesco Giro e Antonio Martusciello.
Più attendisti i commenti di altri dirigenti di Forza Italia. Il coordinatore nazionale Sandro Bondi definisce «in gran parte condivisibile» il discorso, anche se «resta il sapore di una cultura datata e conservatrice». Il suo vice, Fabrizio Cicchitto, si augura che Napolitano «sia al di sopra delle parti nell'intervento concreto nelle materie di competenza della presidenza della Repubblica», come le nomine dei senatori a vita e dei componenti della Consulta.
Ma da importanti dirigenti di Fi vengono anche parole di aperto apprezzamento. Osvaldo Napoli si dice certo della «imparzialità» di Napolitano, così come il Governatore del Veneto Giancarlo Galan. E in serata, quasi a voler bilanciare le eccessive critiche dei colleghi, Maurizio Lupi definisce quello di Napolitano «un discorso di alto profilo, un tentativo apprezzabile di superare le profonde divisioni che caratterizzano il nostro Paese».
Giovanni Innamorati

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