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Pazienti ping pong o appesi ad un fax

ROMA - E' stata già ribattezzata la sindrome da ping pong: colpisce in corsia e riguarda un quarto dei pazienti dei reparti di medicina interna costretto ad un ricovero ripetuto entro 30 giorni dalla dimissione. E' il dato che emerge dal rapporto 2006 «l'Italia dice 33», presentato alla vigilia del congresso della FADOI (Federazione Associazioni Dirigenti Ospedalieri Internisti).
A tornare in corsia sono soprattutto gli anziani con scompenso cardiaco, cirrosi epatica, insufficienza respiratoria. Secondo il ministero della Salute sono stati 385.975 i ricoveri ripetuti nel 2003 in regime ordinario nelle divisioni di medicina generale, esattamente il 26,6% del totale dei dimessi in questi reparti, che sono 1.451.117 e i dimessi in questi reparti sono al primo posto fra tutte le discipline.
Nel 2003 gli italiani usciti da un ospedale sono stati 9.168.534 (in questo caso la cifra riguarda tutti i reparti) e sul numero complessivo di questi ricoveri quelli ripetuti è pari al 21,4%. Colpa di questo fenomeno, secondo gli internisti, è la necessità di dimissioni dall'ospedale sempre più precoci, prima che il paziente sia stabilizzato e quindi pronto ad uscire. L'effetto non è solo sulla salute ma anche su un paradossale aumento dei costi.

La percentuale dei ricoveri ripetuti rispetto al totale dei dimessi vede quelli di medicina generale al ventesimo posto su un totale di settantotto discipline. I dati più alti riguardano l'oncoematologia pediatrica (84,5 per cento), oncoematologia (79,1), l'oncologia (75,8), l'ematologia (67,9), la radioterapia (48,4), la nefrologia, abilitato al trapianto del rene, (48,2), l' unità spinale (43,7), la nefrologia (43,3). E fra le regioni dove i ricoveri ripetuti sono più frequenti ci sono al di sopra del dato medio del 26,6 per cento, il Friuli Venezia Giulia (36,4), la provincia Autonoma di Bolzano (34,4); la Toscana (32,5) e la Liguria (30,8). Al di sotto della media nazionale la Puglia (25,7), il Piemonte (25,0), la Provincia Autonoma di Trento (24,7), la Valle d Aosta e la Sicilia (23,8).

DOPO IL PRONTO SOCCORSO TROPPI RICOVERI APPESI
Il ricovero dopo ore di attesa su una barella per mancanza di posti non è affatto un'eccezione. Secondo una stima del Fadoi, la Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti, il 5-10% dei pazienti che arrivano in ospedale passando per il pronto soccorso, vengono ricoverati o in altri ospedali o in reparti differenti da quello che li dovrebbe accogliere. Con migliaia di fax che girano da struttura a struttura ogni giorno. Una situazione certamente molto forte nel Lazio, come ha testimoniato Emilio Scotti, primario di medicina all'ospedale San Giovanni Addolorata, presidente Fadoi della regione in occasione della presentazione del rapporto «L'Italia dice 33», ma presente in tutta Italia. Una condizione di grande difficoltà per i pazienti che il medico non esita a definire «una vergogna» e che l'associazione denuncerà, assieme ad altri aspetti dell'assistenza sanitaria, in una lettera che sarà inviata nei prossimi giorni al nuovo governo.

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