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«Per i Balcani servono strategie integrate»

BARI - Per i Balcani ed i 60 milioni di abitanti che popolano quei territori sono necessari, da parte delle istituzioni «strategie integrate di intervento, programmi unificati, l'eliminazione della concorrenza illogica tra le Regioni italiane». Lo ha sottolineato il presidente della giunta regionale pugliese, Nichi Vendola a conclusione di un incontro promosso dal dipartimento per le politiche di sviluppo del ministero dell'economia in collaborazione con l'Università di Bari per fare il punto sulla posizione di Mezzogiorno e Balcani.
«Prima di tutto - ha precisato Vendola - occorre fare il punto su quella crisi dei processi di integrazione che l'Europa sta vivendo e nei cui processi di frizione sono coinvolti anche i Balcani. Nei confronti di questi ultimi - ha proseguito Vendola - il ruolo di aggregatore degli interventi e dei programmi potrebbe essere affidato al coordinamento delle regioni meridionali, mentre l'idea del 'Corridoio 8', che rende credibile l'integrazione dei Balcani in Europa, va posta di nuovo e con forza come obiettivo decisivo di tipo materiale ed immateriale». «A ciò va aggiunto - ha concluso - il peso di eventi come una presenza della Fiera nei Balcani o gli incontri presso l'Istituto agronomico mediterraneo o politiche culturali tese ad incrementare la presenza di studenti balcanici mentre si interagisce nella lotta alla criminalità».
«Ci sono molti ostacoli alla cooperazione tra Mezzogiorno e Balcani - ha sottolineato il capo del dipartimento per le politiche dello sviluppo del ministero dell'economia, Fabrizio Barca - quindi occorre un soggetto unificatore egemone che abbia competenze tecniche sugli snodi di comunicazione e sia portatore di una forte volontà politica dell'accordo Regioni-governo centrale. Non esiste - ha precisato ancora Barca - nessuna ineluttabilità sull'arretratezza dei lavori , dal Corridoio 8 alle strade, alle ferrovie, non appena la volontà politica lo voglia le finanze europee sono pronte».
«Il punto essenziale nel rapporto tra Mezzogiorno e Balcani - ha rilevato il docente di economia Gianfranco Viesti autore insieme a Michele Capriati di uno studio sulla penetrazione nei mercati balcanici - è spingersi oltre la costa concentrando i pochi soldi a disposizione su obiettivi concreti verso l'interno. Cioè - ha aggiunto - migliorare il percorso stradale da Tirana verso Macedonia e Bulgaria, collegare verticalmente l'Albania al Montenegro e potenziare la ferrovia già esistente tra Bar e Belgrado».
In questo modo si potrebbe ottenere un collegamento intermodale per cui le merci, partendo in nave dalla Puglia raggiungano Bar, qui prendano la ferrovia fino a Belgrado dove «attraverso il sistema fluviale del Danubio reso più sicuro e privo di ostacoli - ha sottolineato Franco Batzella del dipartimento per le politiche di sviluppo - potrebbero raggiungere i Balcani orientali. Prima di pensare alle grandi opere come il Corridoio 8 - ha concluso Batzella - ci sono piccoli aggiustamenti di cui ci si potrebbe fare carico per apportare aggiustamenti e riavviare la cooperazione transfrontaliera; ad esempio una messa in sicurezza del porto di Durazzo o una migliore gestione delle dogane sulla strada tra il porto di Durazzo ed i Balcani orientali e la fruizione della rete fluviale del Danubio che diventerebbe il Reno dei Balcani».

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