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L'arbitro Paparesta conferma il sequestro

ROMA - La cupola del calcio su cui indaga la procura di Napoli premiava, blandiva. E puniva, se era necessario. Anche minacciando fisicamente chi, in questo caso l'arbitro Vincenzo Paparesta, in qualche modo contrastava i loro piani: per questo sarebbe stato chiuso negli spogliatoi da Luciano Moggi (indagato con Antonio Giraudo anche per sequestro di persona) il 6 novembre del 2004 al Granillo, dopo un Reggina-Juventus finito 2 a 1 per i calabresi. Ma di quella aggressione, di quelle minacce, sembra non vi sia traccia, né nel referto dell'arbitro, né in quello dell'osservatore dell'Aia, Pietro Ingargiola, intercettato dai carabinieri del comando provinciale di Roma, mentre commenta con Tullio Lanese, presidente dell'Associazione italiana arbitri, quanto accaduto.
E proprio questa circostanza, secondo quanto si è appreso, è stato uno dei passaggi centrali della deposizione dello stesso Paparesta e dei due assistenti, anche loro ascoltati come persone informate sui fatti, Cristiano Copelli e Aniello Di Mauro. I carabinieri - che anche oggi nella sede dell'Aia, e ieri in via Allegri, alla Figc, hanno sequestrato una corposa documentazione tra cui decine di referti - avrebbero verificato che di quell'episodio del Granillo non vi è traccia documentale. I militari del comando provinciale, su delega dei pm Giuseppe Narducci e Filippo Beatrice della Dda di Napoli, indagano anche sui referti arbitrali modificati, e sulle relazioni del "quarto uomo" cambiate secondo i "desiderata" del momento.
Paparesta non è indagato, e avrebbe fornito ai carabinieri ulteriori spunti di indagine, confermando la vicenda accaduta al Granillo nel novembre del 2004.
Per quella vicenda il direttore generale della Juventus Luciano Moggi e l'amministratore delegato Antonio Giraudo sono indagati anche per concorso in sequestro di persona nell'ambito dell'inchiesta condotta dalla procura di Napoli. I due dirigenti, secondo l'accusa, avrebbero chiuso a chiave negli spogliatoi l'arbitro Paparesta ed i suoi collaboratori Copelli e Di Mauro. Un comportamento che sarebbe scaturito dal fatto che la terna arbitrale non avrebbe assicurato «un esito della gara favorevole alla Juventus». L'arbitro e i guardalinee, «privati della libertà personale», si legge nell'invito a comparire notificato ieri a 41 indagati, sarebbero stati anche minacciati con «plurime espressioni verbali».
L'episodio del Granillo è immortalato in una delle intercettazioni contenute nel rapporto dei carabinieri. In una telefonata tra Pietro Ingargiola e Tullio Lanese del 6 novembre 2004 il primo fa esplicito riferimento all'episodio: «Cumpà, quello che ho visto io in vita mia non l'ho mai vista una cosa del genere, cioè entrano Moggi e Giraudo...Moggi lo minaccia col dito, col dito agli occhi... Tu sei scandaloso, come è scandaloso il rigore che non hai dato». Ancora Ingargiola: «...Io non ho visto e non ho fatto niente, io mi sono andato...quando questi sono andati a minacciare, io sono andato dentro il bagno...». E Lanese: «Bravo, bravo, bravo».
In un'altra telefonata, la stessa giornata, Moggi parla con una donna e dice: «Ho chiuso l'arbitro nello spogliatoio e mi sono portato le chiavi in aeroporto...ora li apriranno! Butteranno giù la porta..». Successivamente Moggi al telefono commenta con il giornalista Tony Damascelli: «...Sono entrato nello spogliatoio, li ho fatti neri tutti quanti! Poi li ho chiusi a chiave e volevo portare via le chiavi, me le hanno levate, se no le portavo via».

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