Lunedì 17 Dicembre 2018 | 08:15

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Berlusconi all'Udc: traditori. Alta tensione

ROMA - La Cdl conserva l'unità nel quarto scrutinio per l'elezione del capo dello Stato, con l'Udc che si allinea alla richiesta di Berlusconi di votare scheda bianca e negare il sostegno a Giorgio Napolitano. Ma dopo due ore la coalizione rischia letteralmente di esplodere in seguito a un'intervista a "Panorama" di Silvio Berlusconi (poi smentita) in cui gli Udc e Casini vengono bollati con l'epiteto di «traditori» per i voti mancati a Gianni Letta. Alla fine, la smentita evita il peggio. Ma la tensione resta.
La giornata inizia all'insegna di auspici contraddittori: l'ufficio politico dell'Udc di primo mattino decide di votare scheda bianca al quarto scrutinio, aderendo quindi alle richieste di Berlusconi, ma nel corso della riunione si erano registrate le parole critiche verso il premier uscente da parte di Pier Ferdinando Casini, che non ha affatto gradito i titoli dei quotidiani amici del Cavaliere, come 'Liberò, che davano, appunto, dei «traditori» agli Udc. «Non capisco - avrebbe detto Casini secondo il resoconto di alcuni partecipanti - se siamo noi ad essere in dissenso, lealmente espresso, allora siamo "traditori"; se invece è Forza Italia a scartare rispetto alla posizione decisa in comune, allora va tutto bene. E' una cultura insopportabile. Se penso che Berlusconi, il giorno dopo una campagna elettorale durissima con la sinistra, ha chiesto la grande coalizione...».
In ogni caso, la Cdl in aula ha mantenuto l'unità, anche se i vice capigruppo di Forza Italia hanno stimato che circa 25-30 parlamentari della Cdl hanno votato Napolitano, supplendo ad altrettanti voti dispersi dell'Unione. Ma, insomma, non ci sono smottamenti che durante lo scrutinio tengono Forza Italia con il fiato sospeso e che avrebbero significato una messa in discussione della leadership di Berlusconi. Certo, il voto è stato militarizzato: infatti ai lati delle cabine si sono piazzati alcuni esponenti "azzurri" per cronometrare la velocità di entrata e di uscita, che segnalava la scheda bianca o il nome scritto sulla scheda stessa.
Alla fine dello scrutinio, Berlusconi pur ribadendo le critiche all'Unione e per il metodo seguito nella scelta del candidato, fa gli auguri al nuovo inquilino del Quirinale: «Non abbiamo mai discusso la persona a cui anzi portiamo rispetto e a cui auguriamo buon lavoro nel modo più assoluto». Insomma una linea che gli osservatori interpretano come un voler venire incontro a quella istituzionale dell'Udc.
Ma evidentemente le tensioni e le diffidenze degli ultimi giorni sono una bomba a scoppio ritardato. Subito dopo il voto che ha portato Napolitano al Quirinale, Berlusconi rilascia un'intervista a «Panorama», che ne anticipa immediatamente i contenuti che hanno effetti deflagranti. «Nella prima votazione, sul nome di Gianni Letta - dice il premier uscente - ci sono venuti a mancare 60 voti. Sessanta traditori, tutti con nome e cognome, tutti parlamentari dell'Udc di Pier Ferdinando Casini».
Nella sede dei centristi sobbalzano sulle sedie leggendo le parole del Cavaliere. Il segretario Lorenzo Cesa, «incredulo e indignato», chiede a Berlusconi di smentire «nel giro di pochi minuti» le proprie parole che definisce «una follia». Anche un berlusconiano come Carlo Giovanardi, chiede al premier uscente una rettifica e lo invita «a prendere a calci nel sedere i cattivi consiglieri che gli hanno raccontato la gigantesca bufala dei sessanta grandi elettori dell'Udc che non avrebbero votato Gianni Letta».
Berlusconi tace. Casini chiama il leader di Forza Italia: «Ma come, abbiamo rinunciato alla nostra posizione per salvaguardare l'unità della Cdl, e tu ci dai dei traditori? Così hai seppellito la Cdl. La coalizione è finita dieci minuti fa». Berlusconi esita, ma poi si convince e diffonde una smentita: «Non ho rilasciato nessuna intervista a "Panorama", non ho mai pronunciato la frase che mi è stata attribuita su Casini e gli amici dell'Udc».
Marco Follini mette i puntini sulle "i": «Sull'Udc Berlusconi può stare tranquillo. Quelli che abbiamo un'idea diversa forse siamo pochi ma non agiamo nell'ombra e siamo abituati ad esprimerla a viso aperto».
Nelle more si registrano anche scaramucce nelle retrovie della Cdl. Infatti prima della smentita di Berlusconi, Gianfranco Rotondi, segretario della nuova Dc e fedelissimo del Cavaliere, rincara la dose: «Fa piacere che il premier si sia reso conto che gli Udc sono traditori...». Pronta la replica del vice segretario Udc, Erminia Mazzoni: «Uscito a pezzi dalle urne, Rotondi cerca di recuperare un ruolo che gli elettori gli hanno negato con forme di inutile servilismo verso Berlusconi». E Teresio Delfino stigmatizza «il comportamento indegno ed irriguardoso di Rotondi, che ha speculato meschinamente sull'Udc». Insomma i sospetti reciproci nella Cdl sono tutti ancora da fugare.
Giovanni Innamorati

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