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Napolitano Presidente - Vaticano: unisca laici e cattolici. Timore per il teso confronto politico in corso nel Paese

CITTA' DEL VATICANO - L'auspicio è che l'undicesimo presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, possa riunire un Paese di fatto lacerato. E voglia interpretare nel modo più alto il ruolo di supremo garante che la Carta Costituzionale gli attribuisce. Nei Sacri Palazzi, così come ai piani alti della Cei, l'elezione a capo dello Stato del senatore a vita diessino viene salutata con un certo distacco. Ciò che continua a «preoccupare» la Chiesa è che la linea dello scontro che ha caratterizzato la campagna elettorale prima, ed il metodo seguito per concorrere all'elezione del Quirinale poi, possa proseguire, segnando ulteriormente una linea di demarcazione tra l'Italia laica e quella cattolica. Ma prima di esprimere qualsiasi giudizio i vertici della Chiesa preferiscono attestarsi su una linea di prudenza e attesa per vedere come il nuovo presidente intende muoversi per rasserenare il clima teso e percorrere fino in fondo il sentiero del dialogo senza pregiudizi e arroccamenti. «L'Italia è piena di divisioni e di tensioni. Auguriamo al nuovo presidente di riuscire a unire le forze, perchè le forze divise evidentemente impoveriscono. Se, invece, le forze si uniscono l'Italia, che ha una grande storia, potrà avere ancora una grande storia», commenta monsignor Angelo Comastri, vicario generale del Papa per la Città del Vaticano che si astiene dal dare valutazioni preventive in base alla storia politica di Napolitano: «Non possiamo giudicare un uomo appena comincia a lavorare. Aspettiamo di vederlo all'opera». Le riserve più che sul nome del senatore diessino, persona stimata per il profilo istituzionale, riguardano il metodo utilizzato per la scelta dei candidati al Colle, come ha più volte messo in evidenza l'Avvenire in diversi editoriali e anche stamattina ("ci si aspettava di piu'"). Sulla stessa lunghezza d'onda l'Azione Cattolica che si è fatta portavoce del disagio rivolgendo al nuovo presidente un appello: «Confidiamo nella sua attenzione anche nei confronti dei credenti, della cultura e della tradizione cattolica, nel rispetto di una laicità dello Stato correttamente intesa». Il rammarico è che il muro contro muro tra maggioranza e opposizione non abbia portato ad una convergenza ampia e che di fatto sia stato accantonato il cosiddetto "metodo Ciampi". Per questo il Sir, l'agenzia della Cei, invita a «guardare alla grande lezione di Carlo Azeglio Ciampi» che «lascia alle istituzioni e al popolo italiano una preziosa eredità che tutte le parti politiche devono sviluppare con coerenza e lungimiranza». Ma mentre l'Osservatore Romano - a riprova del distacco che trapela dai Sacri Palazzi - si limita a riportare la notizia dell'elezione di Napolitano con un asettico articolo e senza darvi particolare risalto, il cardinale di Napoli, Michele Giordano si mostra caloroso e possibilista: «Sono certo che la sua elezione creerà un clima migliore». «E' l'uomo di cui abbiamo bisogno». Infine, una ecumenica nota di colore. Il parroco della tenuta presidenziale di Castel Porziano, padre Enzo Pacelli non ha esitato a richiamare alla memoria una preghiera contenuta nel messale di rito romano. L'invocazione è dedicata al capo dello Stato affinchè Dio «lo assista e lo conforti nel suo faticoso servizio» con un pensiero all'Italia, alla concordia e alla sua crescita nell'unità.
Franca Giansoldati

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