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Romano Prodi riprende in mano la lista dei ministri

ROMA - Una volta eletto Giorgio Napolitano presidente della Repubblica, con grande soddisfazione dei Ds che vedono occupare la più alta carica dello Stato da un post-comunista e salutano l'evento come la fine di una fase storica di discriminazione, Romano Prodi riprende in mano la lista dei ministri per completare le ultime caselle in attesa dell'incarico previsto per l'inizio della prossima settimana.
Il primo nodo da sciogliere è quello della presenza o meno del segretario dei Ds nel governo, tema che potrebbe essere stato affrontato in un faccia a faccia tra Fassino e D'Alema nel pomeriggio dopo le votazioni sul capo dello Stato.
D'Alema è stato al botteghino per circa un'ora, dopo essere andato a salutare Napolitano nella sua residenza a poche centinaia di metri da via Nazionale, e ai giornalisti ha detto che è rimasto nel suo ufficio, ma l'ipotesi del faccia a faccia era prevista in quanto il contrasto sulla presenza o meno del segretario nel governo non è stato risolto. Il presidente dei Ds ritiene che il segretario debba restare a via Nazionale ad occuparsi del Partito democratico, mentre l'interessato ambisce alla carica di vicepremier per affiancare Rutelli al governo.
La questione su chi guida la squadra di governo della Quercia era stata già affrontata in una segreteria il 3 maggio e poi era stata rinviata a dopo la battaglia sul Quirinale. In quell'occasione Fassino, secondo quanto si è appreso, avrebbe detto che era deciso a restare al partito lasciando a D'Alema il compito di guidare la Quercia nel governo Prodi. Ma gran parte della segreteria, di orientamento fassiniano, aveva sostenuto l'opportunità per il segretario di fare il vicepremier.
I Ds riprendono, a poche ore dall'elezione di Napolitano, la discussione interrotta una settimana fa e sono orientati a trovare «una soluzione condivisa» per evitare lacerazioni che «nuocerebbero a tutti» come spiega un dirigente della Quercia. La preoccupazione che possa esserci un braccio di ferro tra D'Alema e Fassino su chi rappresenta la Quercia nell'esecutivo è motivata dal fatto che i dalemiani sono in fermento e anche oggi, a Montecitorio, hanno accusato Fassino di aver portato il presidente della Quercia prima a rinunciare alla presidenza della Camera e poi a fare un passo indietro sul Quirinale. In sostanza i dalemiani rivendicano una collocazione adeguata a chi è stato da qualcuno definito «il mancato presidente della Camera e il mancato capo dello Stato» per colpa di Fassino.
La ricerca di una «soluzione condivisa» in modo che ci sia «concordia nei vari passaggi» tra i due leader della Quercia sembra che sia voluta dallo stesso D'Alema che non condivide le intemperanze di alcuni dei cosiddetti dalemiani. Qualcuno oggi alla Camera ha visto D'Alema rimproverare ad uno dei suoi fan un atteggiamento troppo polemico. Sembra comunque, anche se il condizionale è d'obbligo in attesa della segreteria prevista per venerdì mattina, che Fassino sia pronto al passo indietro, accogliendo la richiesta di D'Alema di il partito come vicepremier e ministro degli Esteri.
Sul faccia a faccia pomeridiano tra D'Alema e Fassino c'è il massimo riserbo ma, lasciando il botteghino, il presidente dei Ds ha detto ai giornalisti che «il governo è fatto, ci sono solo due o tre variabili che andranno a posto tra lunedì e martedì», e ha aggiunto che per quanto riguarda il partito «tutto si intreccia con la modalità di costruzione del Partito democratico e dovremo distribuire al meglio le nostre energie». Frase questa che potrebbe indicare la soluzione di una divisione dei compiti con Fassino al partito e D'Alema al governo. Ma non è detto perchè anche in queste ore i fassiniani insistono sull'ingresso del segretario.
Mentre i Ds cercano una soluzione alla diarchia, Prodi dice di «lavorar bene con entrambi» e si accinge a esaminare le varie opzioni che ancora ci sono per alcuni dicasteri.
Per ora la composizione dell'esecutivo dovrebbe vedere almeno un ministero in meno per i Ds ed uno in più per la Margherita e un dicastero a testa per i partiti più piccoli. La novità potrebbe essere l'ingresso di Giuliano Amato, su cui Romano Prodi ha avuto oggi parole di apprezzamento, con l'incarico al ministero di Grazia e Giustizia «perso» dai Ds. La squadra della Quercia vede Massimo D'Alema agli Esteri con in più l'incarico di vicepremier (anche se per ora c'è ancora chi fa il nome di Fassino), Pierluigi Bersani alle Attività Produttive, Vannino Chiti ai Rapporti con il Parlamento, Livia Turco alla Salute, Barbara Pollastrini alle Pari Opportunità, mentre sembrano traballare gli incarichi per Luciano Violante alle Riforme e Fabio Mussi all'Ambiente (rivendicato dai Verdi). Inoltre dovrebbe esser presente nella squadra diessina anche un'altra donna: Giovanna Melandri.
La squadra della Margherita prevede Francesco Rutelli vicepremier e ministro degli Affari Culturali; Arturo Parisi agli Interni; Rosy Bindi all'Istruzione; Paolo Gentiloni alle Comunicazioni (ma questo ministero è chiesto anche da Di Pietro); Linda Lanzillotta alla Funzione Pubblica e Beppe Fioroni agli Affari Regionali.
Sistemati i partiti più grossi, per i piccoli è previsto: Clemente Mastella alla Difesa (dicastero ambito dalla Rosa nel Pugno) ma Prodi, per accontentare Emma Bonino, sembra abbia intenzione di offrire al leader dell'Udeur le Infrastrutture. Al Prc o il ministero delle Politiche Sociali con Paolo Ferrero o i Beni Comuni (acqua, energia etc.) con Patrizia Sentinelli. Il ministero della Ricerca è previsto per il Pdci che ha presentato una rosa di nomi tra cui Gianpaolo Patta e Asor Rosa. Sicuri i due tecnici scelti da Prodi: il professore Tommaso Padoa Schioppa all'Economia e Paolo De Castro all'Agricoltura.
Corrado Sessa

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