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Il gran giorno di Napolitano. L'abbraccio del suo quartiere. Gli auguri di Enzo Biagi

ROMA - «Grazie a tutti». Tre parole senza mascherare l'emozione. Il braccio alzato per salutare idealmente tutta l'Italia che lo guarda attraverso la tv. E' il gran giorno e Giorgio Napolitano incassa quasi incredulo i 543 voti del Parlamento che lo proiettano all'improvviso sul Colle più alto della politica. Saluta e ringrazia, il primo capo dello Stato ex comunista, sia l'Unione che lo ha proposto e votato, sia la Cdl che ha deciso di non farlo. «Sarò super partes, altrimenti non avrei accettato», aveva detto di prima mattina all'esercito di cronisti che già lo aspettava sotto casa mentre il voto del Parlamento era ancora lontano cinque ore.
La resistenza sviluppata nelle riunioni interminabili del Pci, in una giornata come quella di oggi, sarà sicuramente tornata utile a Napolitano. Attesa ed emozione lo hanno accompagnato nelle ore precedenti la proclamazione. Ma lui non ha ceduto, si èmostrato prima alla stampa e poi alla folla di gente che lo attendeva fuori palazzo Giustiniani e sotto casa. Sempre tranquillo, mai agitato quasi un po' sorpreso per tutti quegli applausi a cui dovrà fare presto l'abitudine.
La giornata del nuovo capo dello Stato inizia ufficialmente alle nove di mattina, la palazzina rosa nel rione Monti, non è mai stata così assiepata dai cronisti in attesa da ore. L'ex presidente della Camera fa capolino, ma giusto il tempo di rendersi conto di essere circondato dalle telecamere che i cronisti, sovrapponendosi l'uno con l'altro, iniziano ad incalzarlo con le domande. «Speravo ci fosse una botola per uscire di nascosto», sorride. Ma non si sottrae, mentre a fatica si fa strada per entrare nell'auto blu con destinazione Montecitorio.
Come aveva fatto già nei giorni scorsi, Napolitano resta in aula giusto il tempo per votare e poi, sempre cercando la riservatezza, preferisce lasciare un Transatlantico affollato per il silenzio di Palazzo Giustiniani. Oggi però, più che per abitudine Napolitano è andato nel suo studio 'per prassi istituzionalè sapendo che lì sarebbero andati i presidenti dei due rami del Parlamento, Fausto Bertinotti e Franco Marini, per comunicargli ufficialmente l'elezione.
Senza il pubblico delle grandi occasioni, Napolitano ha seguito la votazione che lo ha reso ufficialmente l'undicesimo presidente della Repubblica nel suo studio, unica eccezione la presenza di Gianni Cervetti, ex dirigente del Pci e della corrente 'miglioristà, l'amico di sempre. «Giorgio era molto fiducioso - confida Cervetti - tuttavia si è sempre in ansia prima che le urne diano il responso finale». L'emozione c'è stata ma sempre senza esagerare ed è l'ex braccio destro del senatore diessino a confermare che «al momento della proclamazione Napolitano ha abbracciato i suoi collaboratori, ma com'è nel suo stile non ha esternato alcuna emozione, che però ovviamente lo coinvolgeva». Il neo presidente attende Bertinotti e Marini che, invece di procedere con la lettura del verbale dell'Aula nella riservatezza dello studio di Napolitano, decidono di fare uno strappo al protocollo e di rendere pubblico l'evento nella sala Zuccari, dove il mosaico stile Pompei e le colonne che ricordano il tempio di Salomone sono lo sfondo perfetto per ufficializzare la proclamazione che vede anche la prima uscita ufficiale delle tre piùalte cariche dello Stato: Napolitano al centro, Bertinotti e Marini sui lati. Alla fine, niente discorsi. Il primo sarà lunedì alle 17, dopo il giuramento di fedeltà alla Repubblica. Napolitano si limita a quel «grazie a tutti». Nel suo studio, in tanti arrivano per stringergli la mano. Ma Piero Fassino è l'ospite più orgoglioso e emozionato, mentre in piazza si intonano i primi cori «Napolitano, Napolitano». Il presidente esce dal Palazzo ed allarga le braccia come per stringere metaforicamente tutta la folla che lo applaude, ma sempre composto si limita ad una confidenza: «Sono emozionato».
Poi entra in macchina per tornare a casa dove ad attenderlo c'è la sua famiglia e molti abitanti del quartiere. Iniziano ad arrivare i biglietti di auguri. Il primato spetta ad Enzo Biagi che dona al neopresidente una cassa di bottiglie di prosecco accompagnate da un biglietto: «Brindo al presidente di tutti gli italiani», lo festeggia il decano dei giornalisti. Livia Turco manda un fascio di rose bianche. Arriva Massimo D'Alema per congratularsi di persona. E' il presidente dei Ds il primo politico a suonare al citofono del neo presidente. Felici anche gli abitanti ed i negozianti della zona che quotidianamente incontrano la familiari e ne sottolineano «la riservatezza» ma anche la grande «cordialità «. La festa ufficiale è però rimandata a lunedì. Napolitano ha qualche giorno in più per godersi la «normalità» passeggiando per il rione Monti, magari soffermandosi più a lungo a guardare lo scorcio del Quirinale che si intravede qualche metro più su di casa sua.
Yasmin Inangiray

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