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Il neo presidente e la first lady, 47 anni insieme

ROMA - Quarantasette anni insieme. Sono a un passo dalle nozze d'oro Giorgio Napolitano e la sua 'first lady', Clio Bittoni. Una vita passata a condividere le stesse passioni, compresa quella per la politica. «Ci siamo sposati nel '59, e abbiamo vissuto a Roma e poi a Napoli, poi siamo tornati a Roma nel '66», racconta la moglie del nuovo Capo dello Stato, in un'intervista pubblicata nel libro di Paola Severini «Le mogli della Repubblica». Oggi abitano in un piccolo appartamento un po' bohemienne in via dei Serpenti, nel quartiere Monti, a Roma.

Clio, professione avvocato, è nata a Chiaravalle, nelle Marche.
Quando ha sposato Napolitano, in Campidoglio, con rito rigorosamente civile, aveva venticinque anni. Lui ne aveva invece nove di più, trentaquattro. A fare da testimoni quel giorno c'erano Gerardo Chiaromonte e, racconta la nuova first lady, un compagno di Caserta, «che poi è diventato deputato, e collaboratore di mio marito presso il gruppo del Pdci».
«Andammo in viaggio di nozze con il treno e la corriera, a San Gimignano - ricorda Clio Napolitano - prima volevamo girare, ma poi ci siamo trovati così bene in questo albergo sulla piazza, che non ci siamo più mossi! Ci siamo tornati alcuni giorni dopo, alla presentazione di un film dei Taviani».

I suoi difetti? «E' molto pignolo - racconta Clio Bittoni - si irrita molto quando vede delle sciatterie, ma non nell'organizzazione di casa, in quello anzi è abbastanza disordinato, però gli errori quando uno parla, comincia a dire 'mica si dice così, mica si pronuncia così' questa è una cosa che mi fa arrabbiare moltissimo. Poi è metodico, ma questo rientra nel quadro della pignoleria. Ma nelle coppie, se i difetti sono insopportabili, allora ci si lascia».

«Ho cominciato ad uscire con lui - prosegue - quando ero a Roma da sola per iniziare la pratica d'avvocato, quindi non avevo soldi, vivevo in una stanza con una mia collega, in una casa privata. Con Giorgio ci eravamo conosciuti a Napoli, ci siamo incontrati di nuovo a Roma, e lui ha cominciato a invitarmi a cena».
«Ognuno ha trovato pregi nell'altro, è chiaro - continua - Però credo che, visto che si è sposato a trentaquatrro anni, era maturo per sposarsi. Io glielo dico sempre, 'tu hai avuto una fotuna, perchè qualsiasi persona avessi incontrato, ti saresti sposato'. Perchè era proprio il momento giusto in cui uno sente il desiderio di avere una famiglia, un figlio».

Quanto ai figli, Giorgio, decise di non battezzarli. «Con grande dolore di mia suocera - ricorda Clio - Io li avrei battezzati, perchè quando nacque il primo figlio, Giovanni, il secondo non lo ha mai conosciuto perchè nel frattempo morì, lei venne a Roma con il vestito del battesimo che era dei suoi figli, ma mio marito mi disse che non voleva battezzarlo». «Sì, era una scelta di principio - aggiunge - io avrei avuto un atteggiamento conciliante, per me era una cosa ininfluente, se ci teneva tanto a battezzarlo, perchè no».

«Mio marito come padre è stato molto assente, è ovvio - racconta Clio Napolitano - perchè tra l'impegno quotidiano, poi allora il sabato e la domenica si andava fuori a fare le manifestazioni in tutte le parti d'Italia, quindi senz'altro è stato abbastanza assente. Però ha avuto un'influenza eccezionale sui figli, perchè lui, da buon politico, ha dato sempre ai figli la sensazione di essere sempre presente e disponibile».
«Questo naturalmente è anche merito mio - dichiara - non sono mi sono mai lamentata, non li ho mai messi in contrasto con l'attività del padre, con la sua assenza. Vede, a proposito della partita: mio marito sarà andato allo stadio forse tre volte con il figlio, ma lui è convinto che andava tutte le domeniche allo stadio con suo padre». «Come nonno - dice - addirittura si scioglie, li cura molto, anche se ci devo essere io per sopperire a tutte le cose pratiche dei bambini, lui è contentissimo quando vengono la domenica qui o facciamo un po' di vacanza insieme, però a tutte le cose materiali ci devo pensare io».(

Quarantasette anni insieme. Il segreto del loro lungo matrimonio, è secondo Clio «il carattere di ognuno». «Da quanto si è disposti a mediare - spiega - è anche una condizione un po' psicologica, io non ho mai pensato che fosse un rapporto che non dovesse durare: in ogni caso, questo lo dico sempre, se questo rapporto che non fosse durato, io non ne avrei mai più instaurato un altro». Giorgio Napolitano, marito attento, non dimentica mai i compleanni e gli anniversari, che come racconta la moglie, «vengono anche abbastanza festeggiati». Quanto ai regali, ama sceglierli di persona. L'ultimo che ha fatto a sua moglie, una collana di coralli.
«Noi abbiamo una vita familiare molto - racconta - come posso dire, non è forse proprio il termine giusto, molto intima. Vede come è fatta questa casa, mio marito lavora là, io sto qua, no gli dà mai noia se io nel frattempo parlo al telefono, insomma una vita molto compenetrata. I miei figli, quando hanno vissuto qui per un certo periodo, dicevano: 'Mamma, ma noi perchè viviamo tutti mischiati?'. Noi non abbiamo mai avuto questo atteggiamento, io adesso devo lavorare, per carità non mi disturbate, mi chiudo qua».

Giorgio Napolitano non è uno di quei politici che si chiudono settimane in casa per preparare un discorso. «A mio marito - dice - quando lavora in casa piace sentire la musica, e anche a me». In comune Giorgio Napolitano e sua moglie hanno in comune la passione per il cinema, il teatro. «Da ragazzo voleva fare il regista», racconta Clio. E' sua la regia de 'La casa sull'acqua'. «Questa passione per il teatro gli è rimasta molto, la coltiva da quando era ragazzo, io ancora non lo conoscevo». «Abbiamo visto la settimana scorsa 'Sabato', domenica, lunedi» con Servillo, veramente uno spettacolo stupendo, continua.

Quando Giorgio Napolitano divenne presidente della Camera, sua moglie all'inizio si oppose, non voleva cambiare residenza, voleva rimanere nel suo piccolo appartamento in via dei Serpenti. «Quando è diventato presidente della Camera - afferma - non si poteva organizzare la scorta qui, era scomodo, io prima ho resistito, poi quando ho constatato che alle sette finiva ogni servizio, ogni presenza, io me lo vedevo lì, alla Camera solo, senza libertà di movimento, in questo appartamento abbastanza grande...Alla fine mi sono trasferita».
«Io entravo e uscivo quando volevo - spiega - non avevo scorte.
Questo uso delle scorte se uno ci tiene, la ottiene. Se uno non ci tiene nessuno te la impone. Di questo sono sicura. Io ho sempre preso autobus e taxi».

«Con Franca Ciampi ci conoscevamo già da prima - racconta - c'è anche un rapporto di amicizia, anche con Carlo, abbiamo avuto esperienze di vita vissuta, di base. Pur avendo esperienze diverse, ci sono alcune cose che ci legano. A cominciare dal forte rapporto che ha con il marito». In fondo sono due coppie simili.
«Simili - spiega Clio - nel senso che crediamo in questi valori, pur avendo esperienze diverse, lei è molto più disponibile, bisogna riconoscere che è una cosa faticosa andare sempre con Carlo, lei un certo ruolo l'ha svolto. Certo non si può paragonare a Jacquelin Kennedy». «Quando mi sono sposata - conclude - Giorgio era già deputato, era considerato di belle speranze, ma non erano queste le cose che cercavo».

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