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Carraro non esclude un ripensamento: «Vediamo»

ROMA - Il «terremoto» intercettazioni ha spinto Franco Carraro a lasciare la presidenza della Federcalcio. Le sue dimissioni sono arrivate nel tardo pomeriggio di ieri dopo una lunga riflessione dell'ormai ex numero 1 della Figc. Una lunga lettera per spiegare la sua scelta, ma nell'intervista pubblicata oggi dal quotidiano «La Repubblica», Carraro è ancora più chiaro e alla domanda se è possibile pensare ad un suo ripensamento, il presidente dimissionario risponde così: «Non so. Non ho certo voglia di passare un'altra estate come quella del 2003. Vedremo. Vado via solo sei mesi prima rispetto al calendario di lavoro avevo prefissato». Ma se il consiglio federale, all'unanimità, dovesse respingesse le sue dimissioni... «Vediamo se ci sono le condizioni per continuare. Che tipo di consenso può arrivare dal mondo del calcio, dello sport? E' presto per dirlo, facciamo le cose con calma. Meditando. Niente furbate... Io voglio che la Federcalcio sia al riparo anche dalla situazione politica». Questo il Carraro-pensiero riguardo ad un suo (improbabile) ritorno in sella, ma nell'intervista all'ex numero 1 della Figc si parte proprio dai motivi che lo hanno spinto a lasciare. «Non avevo più voglia di essere identificato come un piccione cui si spara addosso da tutte le parti», spiega Carraro.
«La Federcalcio - ha proseguito - ha bisogno di un vertice federale nel pieno delle proprie funzioni ed è giusto che io mi faccia da parte». Nelle intercettazioni di Torino Carraro viene apostrofato con qualche offesa dal suo vice, Innocenzo Mazzini, e subisce qualche attacco anche da Moggi. «Io non giudico gli altri, spetta alla sensibilità di ciascuno decidere come comportarsi, non mi riguarda - spiega Carraro -. L'ho spiegato anche nella conferenza stampa dell'altro giorno. Io mi sono dimesso: avevo stabilito di andare via a fine 2006. Ho anticipato di 6 mesi. Vado in vacanza prima, insomma: volevo capire, d'altronde, da dove arrivavano le pallottole...». Le intercettazioni di Torino non lo coinvolgono, ma il mondo del calcio trema per quelle che stanno per arrivare da Napoli, Carraro è tranquillo. «Non so che cosa hanno le Procure di Roma e Napoli che stanno indagando su queste vicende. Ma posso dire una cosa con assoluta certezza: se anche a Napoli avessero intercettato Luciano Moggi per un'intera stagione, quella dell'anno scorso, io sono assolutamente sereno che non ho mai detto niente che possa crearmi un problema. Non credo che tutti siano in queste condizioni.... Sono serenissimo: ho sempre rispettato l'etica. Forse qualcuno dovrà ricredersi sulla mia persona. Credo di avere fatto le cose sempre con estrema serietà, rispettando le regole, senza mai interferire con la giustizia sportiva: solo una volta abbiamo disatteso le norme, è stato quando abbiamo aumentato la serie B», Il riferimento è al caso Catania.
«Ma l'abbiamo fatto per una ragione di stato - ha continuato Carraro -. E' stata una decisione dolorosa, il minore dei mali ho sempre detto. Per il resto abbiamo preso anche decisioni dure, più dure di quelle della magistratura ordinaria per il semplice motivo che nel mondo dello sport c'è anche un codice di etica che va rispettato». Domenica ha anche subito gli attacchi di alcuni allenatori come Mancini e Prandelli, il rammarico di Carraro è che «le loro società non sono intervenute per smentirli». Attacchi anche dalla politica, da Di Pietro a Fini. «E Di Pietro sta per diventare ministro della Repubblica...», osserva Carraro che su Fini dice: «Ha ottenuto quello che voleva con tre anni di ritardo, già ai tempi del caso Catania chiedeva le mie dimissioni, no?... Ora le ha avute».
A consolare Carraro il fatto di lasciare «una Federcalcio che funziona, che può andare avanti, e va sicuramente avanti. Il 22 maggio gli azzurri vanno in ritiro per il Mondiale, fra poco più di un mese si gioca. Ho parlato con i ragazzi e con Lippi nei giorni scorsi alla Borghesiana». Secondo Carraro non c'è il rischio che salti la nostra candidatura all'organizzazione agli Europei del 2012, né che questa situazione possa danneggiare la Nazionale in prospettiva Mondiale. «La Figc funziona, il programma va avanti come previsto e io a fine mese sarò all'esecutivo Uefa, a Dublino».

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