Sabato 15 Dicembre 2018 | 21:20

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Mancini durissimo: «Così non ci sto più»

MILANO - «Io se le cose stanno così e rimangono così non ci sto più. Non rimango in Italia con un campionato dove tutto è deciso». E ancora: «Per sistemare la situazione non c'è da fare granché, bisogna solo mettere delle regole e delle persone oneste. Altrimenti sospendiamo il campionato, così i presidenti onesti e noi andiamo a giocare per strada che è più divertente». E' stato durissimo Roberto Mancini, prima ai microfoni di Sky e poi in sala stampa, nel dopo Inter-Siena.
L'esame della partita e del relativo pareggio è passato in terz'ordine, né meritava di più, sovrastato dall'argomento del giorno, le intercettazioni e la bufera sui quadri dirigenziali juventini e i contatti con gli arbitri. «Io credo - ha detto il tecnico nerazzurro - che ci sia solo da piangere per quello che è successo, bisogna vergognarsi e basta. Tutti, nei bar, ne hanno sempre parlato ma prima non c'erano le prove. Adesso che ci sono non vedo proprio che cosa c'è da aspettare, vedere o capire».
«Questa è una cosa grave, gravissima - ha insistito Mancini -, è inutile allenarsi e soffrire tutta la settimana quando poi le cose sono già stabilite». Secondo il tecnico nerazzurro, visibilmente seccato dall'atteggiamento di molti addetti ai lavori che temporeggiano nell'attesa dell'avanzare delle indagini prima di emettere un giudizio, la speranza è che «finalmente cambierà qualcosa, altrimenti - ha sottolineato - è meglio lasciar perdere. Molti ci scherzano, ma non c'è più nessuna ragione per andare avanti se le cose stanno così».
Mancini non vede proprio una via d'uscita che non sia radicale. «Più di quello che sta succedendo non può succedere niente. Per sistemare la situazione non c'è da fare granché, bisogna solo mettere delle regole e delle persone oneste - ha suggerito il tecnico nerazzurro, riferendosi evidentemente ai posti dirigenziali -. Altrimenti sospendiamo il campionato, così i presidenti onesti e noi andiamo a giocare per strada, che è più divertente».
L'allenatore dell'Inter non riesce proprio a farsi una ragione non tanto di quanto è apparso dopo le intercettazioni telefoniche quanto dell'atteggiamento di molti addetti ai lavori che «poteva essere comprensibile prima, quando mancavano le prove, ma adesso proprio no. Ora c'è la possibilità di dare credibilità, ma bisogna farlo davvero ed evitare ciò che capita spesso in Italia», ha sentenziato, riferendosi ad eventuali insabbiature. Mancini ha ricordato che «quando ero bambino e fino a 15 anni ho tifato Juventus, e sempre si scherzava sul fatto che gli Agnelli regalavano le automobili agli arbitri per vincere le partite. Ma era una Juventus diversa, e anche una situazione e un momento diversi».
Dopo un ricordo simpatico, però, Mancini ha emesso due sentenze pesanti. «Se l'Inter avrebbe vinto senza tutto questo? Come no, almeno un paio di campionati. Ad esempio quello del rigore di Ronaldo (1998, ndr) e quello della sconfitta per 4-2 del 5 maggio (2002) contro la Lazio». E ancora: «Io se le cose stanno così e rimangono così, non ci sto più - ha affermato Mancini -, non rimango in Italia con un campionato dove tutto è deciso».
La conclusione, dopo tante accuse, non può che essere amara: «Certo che senza prove - ha detto l'allenatore dell' Inter - nessuno avrebbe creduto che siamo scesi così in basso». Sulla situazione della Juventus, se dopo questa bufera si rifonderà o no, Mancini ha detto di non essere in grado di dare un giudizio, ma ricordando che «sono nei professionisti dagli anni 80 e dico che quello che è successo è davvero grave».

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