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Mai una donna, il «colle» è machista... mentre nel resto del mondo

ROMA - Dieci presidenti, mai una donna. E anche l'undicesimo, salvo sorprese, non verrà dall'«altra metà del cielo».
C'è poco da fare: l'Italia, suo malgrado, si conferma un paese estremamente conservatore in fatto di donne in politica. A Palazzo Chigi mai una premier. Al Quirinale mai una presidentessa; ma nemmeno, in epoca Savoia, una regina con poteri sovrani, come Elisabetta d'Inghilterra. La politica italiana è più maschilista della Chiesa, che almeno ha proclamato come santi patroni d'Italia un uomo e una donna, San Francesco d'Assisi e Santa Caterina da Siena.
Il paragone con l'estero non ci fa onore: Angela Merkel in Germania, Michelle Bachelet in Cile, Tarja Halonen in Finlandia (la signora che si risentì per una battuta di Silvio Berlusconi e fece convocare l'ambasciatore italiano), Mary mcAleese in Irlanda (che ha preso il posto di un'altra donna, Mary Robinson). E per il futuro, in Francia i socialisti si apprestano a lanciare per l'Eliseo la candidatura di Segolene Royale mentre negli Stati Uniti gli analisti prevedono uno scontro per la Casa Bianca, nel 2008, tra Hillary Clinton e Condoleeza Rice.
In Italia la Costituzione non fa distinzione tra uomini e donne: si prevede che possa essere eletto un cittadino italiano che abbia compiuto i 50 anni. Durante i lavori dell'assemblea costituente il democristiano Giuseppe Fuschini fu preso dal dubbio: la dizione «cittadino» comprendeva le donne o no? Si chiarì che le donne erano candidabili come gli uomini, ma il dubbio di Fuschini restò appiccicato ai parlamentari per almeno trent'anni, visto che nessun nome femminile figura nei verbali degli scrutini per l'elezione del presidente della Repubblica fino al 1978.
Nulle furono dichiarate, negli anni sessanta, le schede per Sophia Loren. E nulli furono considerati i voti andati alla deputata Dc Ines Boffardi.
Bisogna attendere il 29 giugno del '78, l'anno dell'elezione di Sandro Pertini, per vedere riportati nei verbali il nome di due donne: la giornalista Camilla Cederna ebbe quattro voti e altri tre andarono a Eleonora Moro, vedova dello statista Dc ucciso appena un mese prima.
Passano sette anni: siamo nel 1985. Scrutinio unico che manda al Colle Francesco Cossiga: i voti per Camilla Cederna salgono ad otto e compare il nome di Tina Anselmi, la presidente della commissione P2 raccoglie tre voti. Si deve arrivare al '92, anno della elezione di Scalfaro, per vedere una vera candidatura femminile. Si tratta di Nilde Iotti: i grandi elettori dell'allora Pds faranno quadrato attorno al suo nome per otto scrutini. Suo il record di preferenze finora ottenuto da una donna, 256. Quell'anno oltre alla Iotti, vengono votate anche Tina Anselmi (nel nono scrutinio i suoi voti sono 18) e Aureliana Alberici, senatrice, moglie dell'allora segretario del Pds, Achille Occhetto: due i suoi voti. Nel '99, l'anno dell'elezione di Ciampi, due donne vengono candidate al Colle: la radicale Emma Bonino e la popolare Rosa Russo Jervolino. Ma la loro corsa nemmeno inizia: Ciampi viene eletto in modo plebiscitario alla prima votazione.
Quest'anno, oltre alla candidatura della Bonino avanzata dai radicali, è circolato il nome della senatrice diessina Anna Finocchiaro. Ma, almeno per ora, il suo nome non è decollato. Quanti altri settennati bisognerà aspettare per vedere un donna al Quirinale scortata dai corazzieri?

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