Lunedì 17 Dicembre 2018 | 14:58

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Ai funerali di Stato anche i parenti delle vittime dell'attentato di 3 anni fa

ROMA - Hanno voluto esser loro vicini, anche fisicamente, anche sapendo che la ferita si sarebbe riaperta e il dolore sarebbe riapparso, incancellabile e violento come quello provato quel giorno di novembre di due anni e mezzo fa - quando un camion carico di esplosivo si lanciò contro la base Maestrale uccidendo 19 italiani, 17 militari e due civili - e rivissuto davanti alle bare schierate sul sagrato di San Paolo.
Così, i familiari delle vittime di quella strage e quelli dei morti nell'attentato di giovedì alle porte di Nassiriya si sono ritrovati l'uno accanto all'altro, gli occhi bassi e le mani strette, ad assistere nel silenzio della basilica di Santa Maria degli Angeli ai funerali di Nicola Ciardelli, Franco Lattanzio e Carlo Di Trizio. Gli uni e gli altri uniti dalla stessa sofferenza. «Abbiamo scelto di sederci vicino ai parenti dei tre militari uccisi per dar loro conforto, visto che abbiamo già passato questi momenti» dice Marco Intravaia, figlio del carabiniere Domenico sapendo che forse l'unica parola di conforto, vero, può arrivare solo da chi un dramma simile lo ha già dentro.
Nei giorni scorsi i parenti delle vittime dell'attentato alla base Maestrale si erano già fatti sentire. E avevano incontrato privatamente i familiari di Ciardelli, Lattanzio e Di Trizio. Oggi, però, davanti a tutta Italia che ha seguito in tv la cerimonia solenne, hanno voluto ribadire la loro vicinanza nonostante il dolore. «Essere qui, oggi, è davvero una cosa molto, molto, molto difficile» ammette con un filo di voce Paola Cohen Gialli, vedova del maresciallo dei carabinieri Enzo Fregosi. «Si rinnova - aggiunge - il nostro dolore di due anni e mezzo fa. Io e le altre vedove siamo stravolte: primo per quello che stanno vivendo le tre famiglie e poì perchè si rinnova il nostro dolore». «Era un tributo dovuto» conferma il generale Alberto Ficuciello, consigliere militare di palazzo Chigi e padre del tenente Massimo, morto anche lui nell' esplosione del 12 novembre. «Ed era doveroso essere vicino ai familiari dei tre caduti in questo momento, anche se il dolore si rinnova ogni volta. Un segno di riconoscenza perchè, ricordiamoci, che i nostri ragazzi sono lì anche per noi».
Almeno i parenti di sette delle 17 vittime militari della strage alla base Maestrale erano presenti oggi a Santa Maria degli Angeli. I parenti di Ciardelli e dei due carabinieri li hanno subito riconosciuti. «Ci hanno ringraziato per la nostra presenza - racconta ancora Intravaia - viviamo la stessa tragedia e continueremo insieme questo tragico cammino. La cerimonia è stata dolorosissima e toccante: è come se fossimo tornati a quel novembre del 2003».
Dai familiari dei morti di allora arriva però un monito rivolto alle autorità politiche, soprattutto, ma anche ai tanti cittadini che in questi giorni hanno reso omaggio ai tre caduti. Un monito che è anche un messaggio per le famiglie di Ciardelli, Lattanzio e Di Trizio, affinchè si affianchino alla loro battaglia. «Non bisogna vivere di emozioni momentanee - è ancora Intravaia a parlare -. Ai politici che anche oggi si sono stretti commossi ai parenti delle vittime ricordo che aspettiamo ancora la medaglia d' oro al valore militare, onorificenza che non è stata riconosciuta ai nostri congiunti». «Bisogna ricordarsi dei militari non solo quando muoiono - gli fa eco Ficuciello - perchè sono servitori dello Stato che fanno bene il loro lavoro». Anche per questo, dice, non sono più tollerabili slogan come «10, 100, 1000 Nassiriya», risuonati anche in questa occasione, con la camera ardente ancora aperta.
«E' una cosa vergognosa. Dissociarsi, ormai, non basta più: bisogna intervenire e fermare non solo chi li pronuncia ma anche i capetti che ci sono dietro».

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