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Dalle elezioni politiche alle dimissioni

9-10 APRILE. Si vota per le elezioni politiche. Alla chiusura dei seggi, gli exit-poll prevedono un vantaggio di circa il 5% per l'Unione. I risultati reali restano incerti e confusi fino all'ultimo. Alla Camera l'Unione ottiene il premio di maggioranza, grazie ad un esiguo vantaggio di circa 25mila voti (lo 0,07%). Al Senato, la Cdl, che riesce a vincere nel Lazio e in Piemonte (rimaste a lungo in bilico, come la Campania, che va invece all'Unione) ottiene, con i voti in Italia, 155 seggi contro i 154 dell'Unione. Il risultato viene ribaltato con i voti degli italiani all'estero, i cui dati arrivano soltanto in piena notte. Il risultato finale vede cosi 158 seggi al Centrosinistra, 156 al centrodestra, un seggio alla Associazione italiani Sud America. Il numero dei votanti, in controtendenza rispetto alle ultime tornate elettorali, aumenta all'83,6% (era all'81,4%). La Casa delle libertà contesta la vittoria dell'Unione e chiede un nuovo conteggio dei voti.

11 APRILE. Berlusconi, che continua a contestare il risultato, dichiara: «Credo che anche se alla luce dell'evoluzione dei dati dovessimo avere un vantaggio non è che potremmo governare. Dovremmo pensare a una ricerca di unità». Prodi replica: «Riguardo alla grande coalizione, ci siamo presentati alle elezioni con una coalizione precisa e la legge elettorale ha assegnato un numero di parlamentari alla Camera e al Senato che ci permette di governare».

14 APRILE. In un'intervista al Corriere della sera, il presidente dei Ds Massimo D'Alema invita Berlusconi a «fermarsi nella sua strategia della tensione». In quel caso, dice D'Alema, è possibile un dialogo per il Quirinale, una scelta su cui «il centrosinistra deve ricercare il confronto più aperto, cercare il massimo di convergenza possibile come nel 1999. Quando noi diciamo metodo Ciampi ci riferiamo ad una cosa concreta».

15 APRILE. L'ex ministro delle Riforme, il leghista Roberto Calderoli, sostiene che non vanno attribuiti all'Unione i voti della Lega Alleanza Lombarda, che si è presentata con il centrosinistra solo nella circoscrizione Lombardia 2.

19 APRILE. La Corte di Cassazione conferma la vittoria dell' Unione alla Camera. Dopo la verifica, l'Unione ha 19.002.598 voti e la Casa per le Libertà 18.977.843. Respinto anche il reclamo di Calderoli.

21 APRILE. D'Alema ritira la sua candidatura alla presidenza della Camera, dopo che Bertinotti ha rifiutato l'ultimo tentativo di mediazione. Prodi, in un comunicato, ringrazia D'Alema e i Ds «per l'alto senso di responsabilità».

22 APRILE. Il senatore a vita Giulio Andreotti annuncia, in un'intervista a «La Stampa», che gli è stata «ufficializzata la proposta di candidatura» a presidente del Senato «da Gianni Letta e da Pier Ferdinando Casini».

23 APRILE. Prodi dice: «Stiamo lavorando a pieno ritmo sulla formazione del governo, avremo un numero di ministri non elevato», ma aggiunge: «Non so quando il presidente della Repubblica mi darà l'incarico». Berlusconi mostra i suoi timori sulla tenuta della nuova maggioranza: «Dureranno, dureranno. Il potere unisce e questo li porterà a governare per i prossimi cinque anni. Dureranno cinque anni e forse anche di piu».

28 APRILE. Prima riunione del Parlamento. Va a vuoto la prima giornata di votazioni per eleggere i presidenti di Camera e Senato. Fiato sospeso, in Senato, quando Franco Marini sembra aver raggiunto il quorum di 162 voti, due dei quali però sono per 'Francesco Marinì. Il presidente provvisorio, Oscar Luigi Scalfaro, contestato dalla Cdl, annulla la seconda votazione che viene ripetuta in tarda serata. Anche stavolta Marini potrebbe arrivare a 162, ma una scheda è per Francesco Marini e una solo per Marini (e in Senato c'è anche Giulio Marini).

29 APRILE. Riprendono le votazioni in Parlamento. Alla Camera Bertinotti è eletto senza problemi presidente della Camera al quarto scrutinio, con 337 voti (il quorum era di 305). Al Senato ce la fa al quarto scrutinio anche Franco Marini, che raggiunge 165 voti contro i 156 di Giulio Andreotti. Silvio Berlusconi annuncia che il Consiglio dei ministri per decidere le dimissioni è convocato per martedì 2 maggio. «Dico no ad un uomo della sinistra per il Quirinale - dichiara Berlusconi - perchè sarebbe una dittatura dell'Unione». Berlusconi lancia la candidatura di Gianni Letta e insiste che dovrà essere il successore di Ciampi a dare l'incarico per il nuovo governo. «Ora fa anche il presidente della Repubblica?» replica Prodi.

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