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Barbara Contini: no al ritiro delle truppe a fine 2006, non avrebbe senso

Barbara Contini, ex governatrice regione IraqAVELLINO - «In Iraq è in corso un processo di stabilizzazione e normalizzazione che contrasta naturalmente con gli obiettivi dei terroristi: i nostri militari caduti nell'attentato di Nassiriya sono stati colpiti per questo». Lo ha detto l'ex governatrice di Nassiriya, Barbara Contini, attualmente responsabile internazionale dell'emergenza in Sudan-Darfour, a margine di una manifestazione che si è svolta ad Avellino presso la sede della Provincia promossa dalla fondazione irpina che ha raccolto fondi per la costruzione di un ospedale, «Avamposto 55», realizzato nel villaggio di Njala.
Secondo la Contini, che ha espresso a Giovanna Netta, moglie avellinese del capitano Nicola Ciardelli «grande e affettuosa solidarietà», la situazione in Iraq non è quella di una guerra civile in corso.
«Chi lo afferma - ha sottolineato l'ex governatrice - parla con profonda ignoranza. In questi anni, la forza multinazionale ha dato un contributo fondamentale alla stabilizzazione di un paese che vuole tornare alla normalità e a sua volta è anch'esso vittima del terrorismo».
Sul ritiro delle truppe italiane dall'Iraq, Barbara Contini non considera quella della fine del 2006 una data certa e ultimativa: «Andarsene senza aver concluso il proprio lavoro non avrebbe senso, perchè rischierebbe di cancellare quanto di buono è stato costruito in questi anni e renderebbe vano anche il sacrificio dei militari italiani vittime degli attentati dei terroristi. C'è ancora molto da fare - ha poi aggiunto la Contini - sul fronte del training e dell'addestramento della Guardia civile repubblicana e della polizia. Alla strategia del rientro dall'Iraq da parte della forza multinazionale, deve poi corrispondere l'aumento di advisor civili presenti nel Paese che oggi sono ancora pochi».

Sulla situazione in Sudan, e in particolare nella regione del Darfour, Barbara Contini, ringraziando l'impegno della fondazione irpina dedicata a «Rachelina Ambrosiani», ha ricordato il dramma che da tre anni sconvolge un paese grande quanto l'intera Europa, caratterizzato da differenze che, ricorda la Contini, tra il sud Sudan e il Darfour, sono quelle che distinguono paesi come la Spagna e la Norvegia: «E' una guerra di fatto, scatenata da problemi etnici, che nel Darfour costringe due milioni di persone a vivere sotto teli di plastica, con centinaia di morti, donne stuprate e bambini a rischio sopravvivenza».
La responsabile internazionale per l'emergenza umanitaria in Sudan esclude a sua volta la possibilità di un intervento delle truppe interforze dell'Onu. «Su questa possibilità - ha precisato Barbara Contini - il consiglio di sicurezza non riuscirebbe a trovare l'unanimità».

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