Lunedì 17 Dicembre 2018 | 20:03

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Camera dei Deputati: Bertinotti non ce la fa

Fausto BertinottiROMA - Fausto Bertinotti ha ottenuto 305 voti nel primo scrutinio per l'elezione del presidente della Camera. La Cdl ha votato scheda bianca.
Questo il risultato letto in Aula dal presidente provvisorio Fabio Mussi.
Le schede bianche sono state 220, le nulle 18.
Nelle prime tre votazioni è previsto il quorum di due terzi, 420 voti. Alle 15,45 si svolgerà la seconda votazione.

L'Unione dispone complessivamente di 348 voti. Nella prima chiama sono stati votati anche Massimo D'Alema (13 preferenze), Giuseppe Cossiga (12), Gerardo Bianco (7), Pierferdinando Casini (4) Maria Rosaria Carfagna, Giancarlo Giorgetti e Wladimir Luxuria tutti con due voti.

QUESTA MATTINA GLI AUGURI BIPARTISAN
Per il debutto ufficiale sullo scranno più alto di Montecitorio quasi sicuramente dovrà aspettare domani. Ma oggi, per tutti i deputati di Montecitorio Fausto Bertinotti è il loro presidente. Il segretario di Rifondazione, abito scuro e scarpe marroni intonate con il porta occhiali, saluta tutti, non smette mai di sorridere e si gode i complimenti di un Transatlantico già pieno di prima mattina. I cronisti non lo perdono di vista un attimo pronti a carpirne parole ed emozioni. «Sono tranquillo ed ho dormito bene», risponde a chi gli chiede come abbia trascorso la notte e aggiunge «ho sviluppato la capacità di emozionarmi solo quando arriva il momento, ora sono normalissimo». La tranquillità non la perde per tutta la mattinata, entra in Aula, ascolta il discorso di Fabio Mussi e poi si concede una pausa alla buvette con Franco Giordano e Francesco Ferrara. In Transatlantico lo fermano tutti, Oliviero Diliberto è uno dei primi a complimentarsi, lo abbracciano Alfonso Pecoraro Scanio e Paolo Cento. Complimenti da Fabio Mussi, Luciano Violante e Piero Fassino. Francesco Rutelli, gli si avvicina prima di entrare in Aula, i due parlano delle modalità di voto e poi l'ex sindaco di Roma rivolto a Patrizia Sentinelli, neo eletta nelle file di Rifondazione ed ex assessore capitolino le dice con una battuta: «In Comune si stava meglio...» risata generale e Bertinotti aggiunge «Non fate così altrimenti chiamo Veltroni...». I complimenti arrivano anche dall'opposizione, Bruno Tabacci e Fabrizio Cicchitto si complimentano subito. Il segretario di Rifondazione si concede un colloquio in solitudine con Franco Giordano e Francesco Ferrara prima di ributtarsi nella 'mischià. Evita dichiarazioni politiche in compenso, confessa qual'è la massima che lo ispira. «Io penso sempre ad una frase di San Bernardo - dice ai cronisti - che diceva: 'siamo nani seduti sulle spalle dei giganti'». Anche se circondato dai cronisti, Bertinotti racconta le emozioni vissute il 25 aprile a Marzabotto. «Un cimitero monumentale - sottolinea - anche se di monumentale non ha nulla si vedono i proiettili sparati ad altezza di bambino. E lì che senti una vera ispirazione di pace». Il leader del Prc racconta anche un aneddoto secondo cui Dossetti «sia rimasto lì per due giorni prima di venire all'Assemblea costituente. Da questo si capisce - osserva Bertinotti - cosa vuol dire 'siamo seduti sulle spalle di giganti'».
Dopo il ricordo vengono le passioni, il presidente della Camera in pectore ad un cronista che gli chiede quali libri ci siano sul comodino subito rivela: «Ho tre libri ma se qualcuno mi dice cosa stai leggendo dico sempre Walter Benjamin, per me è il pensatore più importante del 900». Ma segretario, non legge le biografie di Nilde Iotti oppure di Giorgio Napolitano o Pietro Ingrao gli domanda qualcuno, Bertinotti sorride e risponde: «Non le ho lette ma di Ingrao potrei scrivere io. Lui più che un maestro di congiunture politiche è stato un maestro di visione. Mi ha insegnato a non saltare mai il presente ma senza farsene irretire».

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