Domenica 16 Dicembre 2018 | 01:44

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L'ex-premier sovietico: facemmo tutto il possibile

MOSCA - «Facemmo tutto il possibile per far fronte alla sciagura». Nel ventesimo anniversario della catastrofe nucleare di Cernobyl Nikolai Ryzhkov, allora a capo del governo sovietico, difende a spada tratta l'operato suo e dei suoi ministri.
Ancora attivo in politica come senatore, l'ex-premier Rizhkov fu un protagonista di primo piano e con un' intervista all'agenzia Interfax ha oggi risposto a chi accusa la leadership sovietica di essere stata con le mani in mano per almeno 48 ore dopo lo scoppio del reattore n.4 di Cernobyl.
«Come primo ministro - afferma - guidai una commissione istituita ad hoc dal Politburo e posso dire che facemmo tutto il possibile, sulla base delle conoscenze in nostro possesso e con i mezzi scientifici, organizzativi e tecnici a nostra disposizione».
A differenza di Mikhail Gorbaciov, all'epoca segretario generale del Pcus, Rizhkov sostiene che fin dall'inizio fu chiara alla dirigenza sovietica la portata enorme del disastro. «Il 27 aprile - sostiene - prendemmo le prime misure per la chiusura del reattore. Sapevamo che le nubi radioattive andavano verso la regione di Briansk e la Bielorussia. Il 27 aprile, il giorno dopo l'incidente, riuscimmo ad evacuare 40.000 persone da Pripiat con 1.200 autobus e tre treni. Dopo tre ore a Pripiat erano rimasti soltanto i cani».
Sul black-out informativo da parte delle autorità durante i primi giorni Rizhkov preferisce glissare: «Non ebbi tempo di seguire le notizie date ai media. Questa era una responsabilità del comitato centrale del Pcus».
Il Politburo del Pcus discusse di come informare il mondo su Cernobyl quando si riunì il 29 aprile e secondo un resoconto pubblicato oggi dal quotidiano 'Izvestia' - proprio su proposta di Rizhkov si decise di preparare tre annunci: uno per il popolo sovietico (vago e tranquillizzante), un secondo per l'Occidente e un terzo - più dettagliato - per i paesi comunisti fratelli. A quella riunione del Politburo Gorbaciov sottolineò che «più onesti saremo e meglio sarà» ma propose di insistere sul tasto che l'incidente si era verificato mentre la centrale di Cernobyl era ferma per lavori di riparazione. In questo modo non si sarebbe «gettata un'ombra» sulla qualità della tecnologia sovietica.

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